Profumo ora di religione: un'uscita infelice e demagogica

Togliere i crocefissi, cambiare l'ora di religione: in questi tempi decadenti, il fervore antireligioso del governo italiano sembra pari solo a quello di un Robespierre. Eppure non è altro che demagogia, adesso servirebbe ben altro

crocifissoinaula349549.jpg Da laico e miscredente quale sono, credo ci possano essere poche persone che, al pari di me, possano commentare in maniera critica l'uscita del ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, sull'ora di religione. Un tema su cui il signor ministro potrebbe anche avere ragione, quando dice che secondo lui "sarebbe meglio adattare l'ora di religione trasformandola in un corso di storia delle religioni o di etica". Eppure questa cosa non mi piace, e mi permetto di dissentire.

Non credo che l'Italia, in questo momento, sia pronta per affrontare questo passo. Abbiamo altri e ben più gravi problemi da risolvere, come quello per esempio di rendere le nostre scuole più efficienti, sia dal punto di vista della qualità, che propriamente strutturale (evitando magari crolli di edifici fatiscenti) e garantendo infine una maggiore presenza nel mondo del lavoro alle giovani generazioni.


Insomma, mettersi a parlare di un 'mondo etico' il cui tassello fondamentale, di cui parlare all'inizio dell'anno scolastico, sia 'il cambiamento dell'ora di religione', è come voler costruire una casa dal tetto, oppure cominciare la cena di Natale dal dessert. Inoltre il ministro Profumo parla come se il suo uditorio fosse costruito tutto da cittadini come quelli di Milano, dove il multuculturalismo è già in azione da anni (e non sempre con successo). La gente può non ancora essere abituata a questo genere di confronti, tanto più dove lo straniero rappresenta non già una risorsa, ma spesso un invasore o un pericolo, e il 'cedere' il passo trasformando l'ora di religione in 'qualcos'altro', verrebbe vissuto, in questi tempi difficili, come l'ennesima ferita a un mondo del passato, uno dei pochi rifugi da quella vita grama alla quale tanti di noi sono costretti, grazie anche allo stesso governo di cui fa parte il ministro Profumo.


Insomma, la scelta del ministro non è 'avanti rispetto ai tempi', perché questo sarebbe fargli un complimento: è semplicemente senza senso in un'Italia che ha ben altro cui pensare, senza bisogno di cancellare una delle poche certezze (che io non ho, ma che altri hanno eletto a propria dimora) di questi tempi difficili.

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