Massacro Diaz: le motivazioni della Cassazione

La sentenza del 5 luglio 2012 ha confermato le condanne per il massacro della Diaz del 18 maggio 2010. Il 2 ottobre 2012 la Cassazione ha depositato 186 pagine di motivazioni in cui sottolinea l'ignobile comportamento della polizia in quel frangente.

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"Un puro esercizio di violenza di una gravità inusitata" che ha "gettato discredito sulla nazione agli occhi del mondo intero": descrivono così l'irruzione della polizia alla scuola Diaz, i giudici della V Sezione penale della Cassazione, nelle motivazioni, depositate oggi, della sentenza che il 5 luglio scorso ha condannato, ove concesso dalla mancata prescrizione del reato, alcuni dei poliziotti protagonisti di quella macelleria messicana, come la definì Michelangelo Fournier, vicequestore aggiunto del Primo reparto Mobile di Roma, nel luglio 2001.

La notte tra il 21 e il 22 luglio 2001, forti del falso rinvenimento di 2 molotov e del falso ferimento, con un coltello, di un agente, circa 300 poliziotti diedero l'assalto alla scuola Diaz-Pertini, massacrando 93 no global, di differenti età e nazionalità, alcuni con lesioni permanenti. Perché tanta crudeltà e tanta violenza? Stando a quanto si legge nelle 186 pagine redatte dai giudici della Cassazione, l'operazione Diaz fu decisa per riscattare un'immagine della polizia "inerte di fronte ai gravissimi fatti di devastazione e saccheggio" che tenevano in scacco Genova, che avrebbe dovuto, avvenire, però, nel rispetto della legge.

"L'assoluta gravità  sta nel fatto che le violenze, generalizzate in tutti gli ambienti della scuola, si sono scatenate contro persone all'evidenza inermi", continua la sentenza n.38085, "alcune dormienti, altre già in atteggiamento di sottomissione con le mani alzate e, spesso, con la loro posizione seduta in manifesta attesa di disposizioni, così da potersi dire che s'era trattato di violenza non giustificata e punitiva, vendicativa e diretta all'umiliazione e alla sofferenza fisica e mentale delle vittime". Con 11 anni di ritardo, la Cassazione riconosce la sospensione dei diritti civili voluta e perpetrata dalle forze dell'ordine: "tutta l'operazione si è caratterizzata per il sistematico e ingiustificato uso della forza da parte di tutti gli operatori che hanno fatto irruzione nella scuola Diaz e la mancata indicazione, per via gerarchica (da Canterini a Fournier e da questi ai capi squadra, fino agli operatori), di ordini cui attenersi".

Ma non c'è solo la scuola degli orrori a popolare gli incubi di coloro che attraversarono quella lunga notte cilena che fu il G8 genovese: ci sono la caserma degli orrori a Bolzaneto; la piazza degli orrori, piazza Alimonda, dove venne ucciso Carlo Giuliani (nella piazza in cui sono nato è morto un ragazzo, recitava un biglietto legato a una cancellata); ci sono le vie del terrore, dove squadroni di polizia e carabinieri prima lanciavano fumogeni urticanti (fabbricati con gli stessi componenti per cui George Bush dichiarò guerra a Saddam Hussein, accusandolo di possedere armi chimiche) e poi partivano alla carica sfoderando pistole e manganelli. Parafrasando la canzone di Guccini, Dio è morto, si potrebbe dire ho visto la gente della mia età con la testa spaccata in mezzo a una strada insanguinata.

Anche per chi non era alla Diaz ma è stato a Bolzaneto, in piazza Alimonda o nelle infinite vie Tolemaide che percorrono Genova, quelle 186 pagine hanno il sapore della giustizia, finalmente qualcuno ha creduto a loro, che, come in molti hanno raccontato, erano partiti pensando di andare a una grande festa e si sono ritrovati nel buio delle istituzioni.


(Photocredit: Archivio personale)

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