Fiction Rai sul caso Tortora: quando la tv supera la cronaca

Nella fiction Rai sul caso Tortora, il presentatore, interpretato da Ricky Tognazzi, stringe la mano a un vero camorrista. E' quanto denuncia su fb il gruppo Contro le mafie. Tortora venne accusato ingiustamente di associazione camorristica.

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Circa 10 giorni fa è andata in onda la fiction Rai Il caso Enzo Tortora-Dove eravamo rimasti? con Ricky Tognazzi nei panni del presentatore, per la sceneggiatura di Simona Izzo. Giornalista, autore e presentatore televisivo e radiofonico, i più ricordano Tortora per l'innovativa trasmissione Portobello e per essere stato protagonista di una tragica persecuzione giudiziaria, basata su una trama di accuse ordite da un gruppo di camorristi. Ma proprio nella fiction Rai si consuma la beffa postuma, dopo il danno di un'ingiusta accusa patita in vita: Enzo Tortora/Ricky Tognazzi, in una scena del film, in 2 puntate per il piccolo schermo, stringe calorosamente la mano a un vero camorrista, in veste di comparsa.

Il 17 giugno 1983, Enzo Tortora viene arrestato, su richiesta della Procura di Napoli, con l'accusa di associazione camorristica. A incastrarlo il pentito Giovanni Pandico, ritenuto da perizie psichiatriche un soggetto schizoide affetto da paranoia e un'agendina trovata in casa del camorrista Giuseppe Puca, con segnato il suo nome con relativo numero di telefono. Bastano questi 2 elementi per trasformare Tortora in un pericoloso camorrista. A Pandico e all'agendina si aggiungono numerosi altri pregiudicati, pentiti e galeotti, tra i quali spiccano Gianni il bello Melluso e Pasquale Barra. Si parla di una salda amicizia con Francis Turatello, smentita, anche di recente, da Antonella D'Agostino, amica fraterna del boss milanese, che nel suo libro Francis Faccia d'Angelo, la Milano di Turatello, dato alle stampe la primavera scorsa, dedica un intero capitolo alla vicenda Tortora. Al coro di accuse si uniscono il pittore, pregiudicato, Giuseppe Margutti e la moglie Rosalba Castellini che affermano di aver visto Tortora spacciare negli studi di Antenna 3, emittente da lui fondata insieme all'amico Renzo Villa.

Dopo 7 mesi di carcere, un lungo periodo ai domiciliari, una condanna a 10 anni, il 15 settembre 1986 Tortora viene assolto e tutte le accuse smontate. Il pittore voleva farsi pubblicità e vendere più quadri; il nome nell'agendina di Puca era Tortona e l'utenza telefonica non corrispondeva a nessuna di quelle in uso al presentatore; Melluso, uscito dal carcere nel 2009, ha ammesso, definitivamente, che le accuse erano tutte false, un gioco perverso ideato da Pandico e Barra. Infatti, Pandico, quando era compagno di cella di un altro mafioso, Domenico Barbaro, scrisse a Portobello per conto di quest'ultimo, inviando alcuni centrini prodotti dallo stesso Barbaro. Non avendoli visti passare in televisione, Pandico cominciò a scrivere una serie di lettere a Tortora, con toni tutt'altro che amichevoli. L'indirizzo di casa l'avevano trovato su una rivista. Pandico, in sede giudiziaria, spiegò che quel carteggio si riferiva a una partita di droga, sulla quale il presentatore aveva sgarrato. Tutto falso. Tortora si era scusato per la perdita dei centrini con Barbaro e aveva offerto un risarcimento, da parte della Rai, di 800.000 lire.

Da questo punto di vista, la fiction Tognazzi-Izzo è stata perfettamente aderente alla realtà. Con tanto di video tratto dall'archivio Rai del vero Enzo Tortora, al rientro a Portobello, nel febbraio 1987, con il famoso discorso Dove eravamo rimasti? e la standing ovation del pubblico. Una delle figlie di Tortora, Silvia, ai microfoni di Radio24, ha definito la fiction volgare e omertosa, perché in mezzo a tutti i nomi e cognomi veri ha omesso quelli dei magistrati che incriminarono ingiustamente il padre, che sempre nella fiction viene ridotto a una macchietta. Inoltre, ha lamentato di non avere avuto la possibilità di vedere le 2 puntate in anteprima.

Il fatto più grave di tutti, però, di cui la signora Tortora non si è accorta, è la stretta di mano con la vera camorra da parte del finto Tortora televisivo. Secondo quanto riporta la pagina facebook Contro le mafie, creata da un gruppo di cittadini a sostegno dei giudici di Palermo, Caltanisetta e Firenze contro il patto Stato-mafia, nella scena in cui Tognazzi/Tortora torna a salutare i compagni di cella, in veste di deputato europeo, stringe la mano a un vero camorrista, comparsa per l'occasione, Aniello Arena, attualmente detenuto. Contro le mafie definisce il fatto vergognoso, un regalo gratuito all'infamia della camorra. La Rai, sempre secondo la pagina facebook, ha corrisposto il compenso per la prestazione attoriale. In sostanza, la camorra è stata pagata con soldi pubblici. Oltre che un bell'esempio di antimafia, la fiction ha superato la cronaca facendo, finalmente, incontrare Tortora e la camorra, stringersi la mano amichevolmente e fare promesse.

Oltre al danno giudiziario, che ha lo ha minato nel fisico, portando Tortora alla morte per un cancro ai polmoni nel 1988, a poco meno di 2 anni dalla sua assoluzione, anche la beffa postuma di una memoria infangata, anche solo per fiction.


(Photocredit: Archivio personale)

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