Anonymous Italia attacco polizia: sul blog documenti segreti e mail degli agenti

Saccheggiati oltre 3.500 documenti dall'archivio della polizia di stato italiana. Si parla dei No Tav, dei gruppi eversivi e non solo.

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Anonymus Italia scatenati nella notte. Sono entrati sull'archivio della polizia di stato e hanno trafugato tutto ciò che era possibile, mettendo poi online i documenti segreti. C'è veramente tutto. 


Informative sulle attività dei No-Tav, analizzate nei minimi dettagli - scritte sui muri comprese - e sui movimenti o singoli attivisti considerati "estremisti"; documenti sulla posizione legale degli "agenti provocatori" e su come muoversi nelle attività sotto copertura; schede tecniche sulla tecnologia utilizzata nelle cimici micro-ambientali criptate di ultima generazione, e la relazione del primo dirigente della questura di Torino sulla dinamica dell'incidente al valsusino Luca Abbà, caduto dal traliccio mentre era inseguito da un poliziotto; ma anche stipendi di singoli agenti, Cud, buonuscite, elenchi di numero di cellulare del personale dell'Ufficio Prevenzione Generale Soccorso Pubblico della questura di Mantova; o ancora, liste dei responsabili di squadra. E poi anche mail personali di agenti inviate alla fidanzata; o richieste di materiali e armi da parte di uffici dislocati in varie parti d'Italia, dalla sciabola allo sfollagente che si è spezzato nel corso di un arresto.

In totale, si tratta di 3.500 file dal peso di 1,3 GB. I pirati del web sono entrati sfruttando una falla nel sito di Poliziadistato.it o forse dal portale riservato Doppiavela, entrando nell'archivio e trovando l'accesso anche alle caselle mail private.


Il materiale rubato è finito sul blog di Anonymous Italia e sul sito internazionale di leaks Paranoia. Il nome della missione? Antisec. Non è mancato il messaggio di sfottò da parte degli hacker: "Da settimane ci divertiamo a curiosare nei vostri server, nelle vostre e-mail, i vostri portali, documenti, verbali e molto altro. (...) Il livello di sicurezza dei vostri sistemi, al contrario di quanto pensassimo, è davvero scadente, e noi ne approfittiamo per prenderci la nostra vendetta", scrivono i cyberattivisti. "Questa volta preferiamo non rilasciare dichiarazioni. I dati parlano da soli", è il commento di uno di loro all'Espresso. Anche se non mancano, nel comunicato, alcune richieste: l'introduzione del reato di tortura: la telesorveglianza dei luoghi in cui operano gli agenti; e l'introduzione di un codice di identificazione degli stessi. 


Di particolare rilievo i documenti che riguardano i No-Tav, con schede minuziose delle formazioni antagoniste considerate pericolose. Ci sono pure informazioni su compagni/e delle persone controllate.


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