Piera Aiello, Palazzo Marino blindato e "Maledetta mafia"

Piera Aiello, testimone di giustizia, ha presentato il libro "Maledetta mafia", scritto assieme a Umberto Lucentini, in cui racconta la sua storia e la collaborazione con Paolo Borsellino

maledettamafia.jpg A Milano è stato presentato il libro "Maledetta mafia", scritto dal giornalista Umberto Lucentini e dalla testimone di giustizia Piera Aiello, di cui il libro racconta la storia e la collaborazione con Paolo Borsellino. Una storia cominciata 22 anni fa, dopo l'uccisione del marito e del suocero, piccoli boss del Trapanese, e la collaborazione con il giudice Paolo Borsellino, chiamato affettuosamente 'Zio Paolo'.

In un Palazzo Marino blindato, Piera ha parlato anche nel ricordo della cognata Rita Atria, che pure aveva scelto di collaborare con lo Stato, ma che preferì suicidarsi dopo la morte di Borsellino. Scortata, protetta, guardata a vista: ma Piera Aiello dice di sentirsi libera. "Mi ritengo libera innanzittuto perché dico sempre la mia. Io quello che penso dico, che possa essere nel male come nel bene. Ritengo di essere una persona libera perché sono uscita da una situazione mafiosa indenne a testa alta. Ritengo di essere una persona libera proprio per il mio modo di fare e per il modo in cui sono stata circondata dalle persone che mi vogliono bene".


E una realtà, quella dello Stato, in cui Piera dice di credere ancora, malgrado tutto: "Io ci credo nello Stato, anche se lo Stato, come ho sempre sottolineato, è poco attento molte volte, diciamo che è poco attento. Però ci credo. Non avrei motivo di andare avanti allora se non credessi nello Stato".

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