Ultravox concerto: all'Alcatraz 31 anni dopo le stesse emozioni

Il concerto degli Ultravox all'Alcatraz di Milano regala 2h01' di emozioni ai presenti e qualche brivido per chi, come me, questo gruppo aveva imparato ad amarlo una notte di 31 anni fa, teatro dell'incontro l'ormai demolito Palalido

UltravoxAlcatraz04.jpg E' il 6 dicembre 1981, Palalido affollato, punk, capelloni e new-waver (in pratica i 'papà' dei dark) sistemati alla rinfusa, la musica degli Ultravox che parte lacerando cervelli e sensazioni, costruendo castelli immaginifici di sogni, entrando per sempre nel mio cuore e nella mia pelle. Osservo un tipo che balla come in preda a un trip estatico. Mi sveglio, è il 5 novembre 2012, sono all'Alcatraz, e ancora loro, gli Ultravox, sul palco con le stesse melodie, gli stessi ritmi sincopati. Come se nulla fosse cambiato.

UltravoxMonia02.jpgGuardarsi intorno per cercare chi è come te, scoprire che esiste qualcuno con cui condividere quei gusti cosi 'strani', quel vestirsi così di scuro, magari aggiustando i capelli con un accenno di 'bananino', perché chiunque si senta 'decadente' dentro non può che essere così, da David Bowie a John Foxx, da David Sylvian a Iva Davies, da Martin Fry a Phil Oakey. E' il trionfo di quella musica che, figlia diretta del punk, lo ha impreziosito con un filo di presunzione e di neoclassicismo, una musica 'bianca' ma dai ritmi stranamenti 'neri'. L'ultimo prodotto musicale dell'Europa. O forse, di un'Europa 'mitteleuropea'.
Osservo Midge Ure, ha perso i baffi e anche i capelli, ma riesce a essere trendy lo stesso in un look molto anni '80, per non parlare di Billy Currie alle tastiere. Sembra un inglese in vacanza, mi da l'idea di uno che beva molto, come molti britannici, gote rosse e sguardo perso, ma quando tocca il violino lacera le mie interiora, proprio come in quella notte del 1981. Warren Cann fisicamente non sembra cambiato per niente: solo i capelli, da neri son diventati grigi, ma la corporatura e la pettinatura son rimaste le stesse. Stessa cosa per Chris Cross, di cui non ricordavo tanta cattiveria al basso. Difficile trovare dei difetti in questo concerto targato 5 novembre 2012, con alcuni brani addirittura ritoccati per essere resi meno 'datati'. L'unica critica: avrei fatto una scaletta diversa, ma due ore e un minuto di concerto chiedono poche obiezioni e tanti applausi, che non sono mancati, con me primo della 'claque' in terza fila, a dimenarmi e a ballare accompagnato dalla 'reginetta dark' Monia (nella foto in alto).

Esco dal Palalido, c'è mio padre che è venuto a prendermi, d'altra parte a Milano ci son troppi drogati in giro, e i concerti per loro sono un po' come la carta moschicida. Arrivo a casa e osservo la sua foto, la foto di una persona che non c'è più. Osservandomi sudato e stravolto avrebbe probabilmente scosso il capo, reso dubbioso da quel figlio che ascolta quella musica strana e un po' così, che ai concerti ci va poi solo quella gente lì... Riguardo le foto, riascolto la musica. Passato e presente si intersecano a trent'anni di distanza. Non so cosa sia rimasto, nella mente ho però ancora l'immagine di Midge Ure e compagni che suonano "Astradyne" provocandomi brividi lungo il corpo. Proprio come allora, in quella notte del 6 dicembre 1981. (foto Bordignon)


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