Omicidio Romano: lo scambio per un sms mancato

Pasquale Romano, il 30enne di Cardito ucciso per un tragico scambio di persona in un agguato, il 15 ottobre scorso a Napoli, sarebbe sarebbe morto per un sms mancato e 1.000 euro.

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Pasquale Romano ucciso per un sms mancato. Forse scendere in piazza, lanciare anatemi, far sentire la propria vice senza paura contro un cancro inesorabile come la camorra, a qualcosa è servito. All'indomani dell'omicidio di Pasquale, Napoli e, in particolar modo gli abitanti del quartiere Marianella, dove i killer hanno crivellato il giovane di Cardito con 14 colpi, si sono ribellati, a volto scoperto, contro la mafia, contro la guerra di Scampia che sta insanguinando il capoluogo partenopeo. E, almeno una coscienza l'hanno scossa perché qualcuno ha parlato e uno degli assassini di Pasquale è stato arrestato.

Mercoledì 28 novembre, a poco più di un mese dal delitto, sono scattate le manette per Giovanni Marino, 22 anni, emissario, secondo gli investigatori, degli scissionisti (uso volutamente la s minuscola), sigla che riunisce le famiglie Abete, Abbinante, Notturno e Aprea, che a suon di pallottole si contendono le piazze dello spaccio con i rivali girati (anche qui la g minuscola è voluta), giovani camorristi emergenti che tentano di farsi un nome come braccio armato del clan Vanella Grassi. Pare che Marino, la sera dell'agguato, avesse il ruolo di autista.

E' la sera del 15 ottobre scorso quando Pasquale Romano, 30enne di Cardito, esce dal palazzo della fidanzata Rossana. E' passato a farle un breve saluto prima di andare alla partita di calcetto. Sta salendo in macchina, parcheggiata poco lontano, quando viene freddato da una raffica di 14 colpi. La voglia di strafare o il fatto di essere strafatti, un misunderstanding o una banale distrazione, sono solo supposizioni, tanto è bastato perché i sicari, sbagliassero persona. "Chiamarli belve è troppo poco", commenta il padre di Pasquale. Forse no, forse è il termine giusto: solo delle belve uccidono alla cieca. Solo per le belve una vita vale l'altra, basta che non sia la loro.

Secondo gli investigatori, Giovanni Marino e il suo complice dovevano vendicare la morte del loro affiliato Roberto Ursillo, caduto il 17 settembre. Una vita per una vita, una morte per una morte, un mese per meditare vendetta. Un girato per uno scissionista. Domenico Gargiulo per Roberto Ursillo. A svelare il piano alla Dda partenopea è Anna, la zia della fidanzata di Gargiulo, che avrebbe accettato di curare i movimenti dell'uomo in cambio di 1.000 euro per curare la figlia, malata grave. Venerdì scorso, 23 novembre, si è recata al commissariato di Scampia, insieme ai suoi 2 figli, Carmine e Gaetano, tra gli organizzatori dell'agguato. Tutti e 3, ora, sono stati trasferiti in una località protetta.

La sera del 15 ottobre, mentre Pasquale sta passando qualche minuto con Rossana, nello stesso stabile sono a tavola Domenico Gargiulo, la sua fidanzata e i parenti di lei. Giù in piazza, in attesa, ci sono Marino e il suo complice. Hanno visto entrare Gargiulo e hanno visto entrare Pasquale. I 2 guaglioni hanno un accordo con la zia dell'amata di Gargiulo: la signora li avviserà con un sms quando il bersaglio starà per uscire. I colpi, in piazza Marinella, però, partono prima del messaggio. E Pasquale ne fa le spese, al posto di Domenico. Pare che la donna non fosse nuova a questo tipo di segnalazioni.

La famiglia e gli amici di Pasquale, insieme a Rossana fanno i conti con rabbia e dolore; Anna, insieme ai 2 figli, è stata trasferita in una località protetta, anche perché a Scampia sanno nomi e cognomi degli infami che ha no parlato. Il compare di Marino, che è uccel di bosco, è ricercato insieme ai mandanti. La vita di Pasquale bruciata per 1.000 euro e pochi caratteri mai digitati su un display.


(Photocredit: Archivio personale)

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