Spogliata, picchiata, stuprata: tutto per amore

Dopo averla stuprata, picchiata e minacciata, il carnefice confessa alla vittima di essere innamorato di lei e desidera rivederla. Così le propone di scambiarsi i numeri di telefono. Lei accetta e la polizia lo incastra.

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Ancora una storia di violenza. Ancora protagonista una donna. E' successo mercoledì scorso, nella periferia bolognese. Per l'uomo, un marocchino di 31 anni, Mohamed Fardous, stuprare la 22enne aggredita alla fermata dell'autobus, è stato un gesto d'amore. Perché dopo un'ora di puro terrore le confessa di essere innamorato di lei.

La vittima, che chiamerò Giulia, sta andando al lavoro. E' mattino presto. Sotto il diluvio universale scende alla solita fermata e si sente afferrare alle spalle. E' Mohamed che la trascina in un anfratto, la spoglia, la riempie di botte, la minaccia e abusa di lei. Tutto questo per amore. Una volta sfogati i suoi istinti bestiali, la riaccompagna sul ciglio della strada, le dice che è da un po' di tempo che la osserva da lontano, che il suo cuore batte per lei e che vorrebbe assolutamente rivederla.

Dopo l'orrore anche la beffa. Perché Mohamed non si ferma alla dichiarazione assolutamente paradossale. Le chiede di scambiarsi il numero di cellulare. Una favola di Cenerentola alla rovescia con un mostro al posto del principe. Ma Giulia, nonostante la giovane età, non è una svenevole principessina e, con ammirevole sangue freddo, accetta. Con in tasca il numero del suo aguzzino va al lavoro da dove avvisa le forze dell'ordine e si fa visitare dai sanitari.

La Squadra Mobile bolognese riesce a rintracciare Mohamed che, nonostante sia in attesa di regolarizzazione, è già sul piede di partenza per destinazione ignota, con bagagli e passaporto alla mano. Probabilmente, smaltita la sbornia amorosa per Giulia è subentrato l'istinto di conservazione personale e ha deciso di cambiare aria per un po'. A incastrarlo, oltre le scarpe sporche di fango compatibili sia con le impronte che con il terreno del luogo della violenza, anche una sorta di confessione.

Si levano il rammarico e l'indignazione generale come il compiacimento di aver assicurato, almeno per il momento, il carnefice alla giustizia. Mai come ora si fa un gran parlare di femminicidio, di violenza sulle donne, di tutela dei soggetti deboli, di educazione e di cultura dei generi. Tutti si pongono la stessa domanda: perché?


(Photocredit: Archivio personale)

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