Sarah Scazzi processo: colpo di scena, Michele Misseri confessa il delitto

Colpo di scena davanti alla Corte d'Assise di Taranto. Il suo legale rimette il mandato, nominato quello d'ufficio.

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"Ho ucciso io Sarah, questo rimorso non lo posso più portare dentro di me". Colpo di scena al processo per l'omicidio di Sarah Scazzi, davanti alla Corte d'Assise di Taranto. Michele Misseri, lo zio della vittima, in lacrime ha confessato il delitto: "Non è stata Sabrina a uccidere Sarah" ha continuato Michele, rispondendo al legale di sua figlia Sabrina, Franco Coppi. 


Immediatamente dopo la confessione, l'avvocato di Misseri, Armando Amendolito, ha rimesso il mandato. E la Corte ha nominato un legale d'ufficio, Luca Latanza. 

Misseri ha raccontato nei minimi particolari gli attimi immediatamente precedenti al delitto: "Ho stretto Sarah con forza e a un certo punto ha cominciato a squillare il telefonino, che è caduto per terra. Non avevo visto che si era rotto, poi l'ho raccolto e messo nell'auto". Il contadino ha detto anche di aver premuto leggermente sugli occhi di Sarah. "Era una tecnica che avevo appreso in un corso che avevo seguito in Germania. Quando schiacci con il dito, se l'occhio si muove la persona è ancora viva, ma non si muoveva niente". 


Agghiacciante la testimonianza di Misseri: "Ho lasciato il telefonino di Sarah davanti alla caserma dei carabinieri perché volevo che mi scoprissero, che era inutile girare e che ero stato io, ma non avevo il coraggio di confessare. In un secondo momento l'ho portato in una stazione di servizio di Manduria, dove c'erano due pietre grandi, ma nemmeno lì lo trovarono". E ancora: "La terza volta lo lasciai nei pressi di un vecchio autolavaggio dove poi ho scoperto che abitava Ivano. Quando lo trovarono tra gli arbusti mi misi a piangere: anche quello era un modo per far cadere le attenzioni su di me". "Quando lo seppe Sabrina - ha detto infine - mi disse: 'se lo hanno lasciato lì, ti vogliono incastrare, ma ovviamente non sapeva che ero stato io'".


Altre parole in Corte d'Assise da parte di Michele Misseri: in occasione del sopralluogo nel garage, insieme agli inquirenti, "ero drogato". Imbottito di psicofarmaci che gli erano stati dati in carcere. Michele Misseri ha ricostruito quanto avvenuto il 26 agosto del 2010 a partire dalla prima mattinata, quando andò a un Consorzio per acquistare due lattine di olio e in seguito in campagna con il fratello Carmine. Al ritorno passò dalla banca per depositare un assegno. "Quel particolare l'ho ricordato in un secondo momento. Il bancario mi disse che ci voleva la firma di mia moglie. Risposi che sarei tornato ma lui mi consentì di firmare al suo posto perché ci conoscevamo da tanto tempo".


Misseri ha poi precisato che quel giorno aveva un forte mal di testa e che al suo ritorno a casa stava per fare un incidente stradale. "L'auto ha sbandato e stavo finendo fuori strada. Non so nemmeno io come sono riuscito a rimettermi in carreggiata. Peccato perché sarebbe stato meglio, la bambina si sarebbe salvata"


Parla della sua famiglia, Michele: "Di quello che avevo fatto non lo sapeva nessuno, nemmeno Cosima e Sabrina. Loro mi vedevano piangere quando vedevo in tv le immagini di Sarah, mi stavo suicidando con un potente veleno ma in questo modo però non avrebbero trovato il corpo della ragazza".


Il contadino ha poi parlato nuovamente dell'omicidio ribadendo che Sarah gli aveva tirato un calcio. "Da lì è partito tutto. Per questo mi è venuto il calore alla testa". Misseri ha detto che tutte "le versioni in cui ha accusato Sabrina sono false". Misseri ha consegnato alla Corte una lettera anonima di minacce nei suoi confronti e ricordato che alcuni giorni prima qualcuno avvelenò i suoi 8 gatti. Inoltre, ha detto che il suo ex difensore Daniele Galoppa gli impedì di raccontare la verità, anche quando, dopo l'incidente probatorio, si era "pentito di aver raccontato cose non vere".


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