2012: requiem in memoria di Carla Verbano. Parte terza

Terza parte dell'intervista rilasciata da Carla Verbano, mamma di Valerio, ucciso il 22 febbraio 1980 da estremisti di destra.

Immagine di anteprima per Verbano.JPG


Terza parte dell'intervista a Carla Verbano.

Giustizia o vendetta?
"Io voglio giustizia. Voglio giustizia e voglio che siano assicurati alla giustizia perché devono pagare e non avranno il mio perdono. Chiamala vendetta, chiamala come vuoi, io non li perdonerò mai. Lui era lì e io ero nell'ingresso tutta legata e imbavagliata e l'ho visto morire davanti ai miei occhi. Quasi tutti sono stati uccisi per strada, gli unici due fatti eclatanti sono stati quello dei fratelli Mattei del rogo di Primavalle e quello di Valerio. Un'ora e mezzo siamo stati qua, legati e imbavagliati ad aspettare il ritorno di Valerio".

Il tuo Valerio.
"Era un ragazzone semplice, allegro, simpatico. Da quando aveva 5 anni che cominciò a uscire con mio marito, tutte le domeniche mi portava i fiori, perciò aveva preso l'abitudine, fin quando è morto, la domenica mi portava un fiorellino, quando me ne portava 2 era perché voleva aumentata la paghetta. Un ragazzo che ancora era capace a 15 anni di buttarsi nel lettone nostro, venirci a svegliare così la domenica. Era un ragazzo allegro, socievole. Noi, poi, non sapevamo niente di tutto questi suo interesse per la pirica. E' stata una doccia fredda. Abbiamo cominciato a sapere qualcosa dopo il suo arresto e, poi, tutto il resto dopo la sua morte, che i compagni ci hanno raccontato. Da quando morì Valerio, fino al 2005, tutto tacque. Nessuno ci contattò, nessuno ci mandò uno psicologo, nessuno ci fece una telefonata per dirci se avevamo bisogno di aiuto. Nel 1979, quando Valerio venne arrestato perché stava facendo dei track e track, però gli trovarono in casa quella pistola, perché lui, dopo una rissa che ebbe a piazza Annibaliano perse la borsa con dentro i suoi documenti. I fascisti sapevano che all'Archimede c'era un Valerio che era molto attivo contro di loro, però no. Sapevano dove stava e come si chiamava di cognome. Quando lui perse la borsa, scoprirono che era lui. C'era anche il goniometro oltre ai documenti. Li ho dovuti rifare io perché c'era la tessera del ministero degli interni. Abbiamo quella, non abbiamo la carta d'identità. Quando lui rientrava, ormai era in pericolo e tutti i compagni che erano in pericolo, perché conosciuti dai fascisti, quando rientravano, la sera tardi o venivano accompagnati o gli davano una pistola per difendersi, eventualmente. Valerio, quella sera, rientrò verso mezzanotte e mezza, l'una e aveva la pistola. Però la mattina lui la doveva riconsegnare, invece quella mattina si alzò tardi e scappò via, non fece neanche colazione. Venne la polizia e trovò la pistola. Appena arrestato vennero qui tutti i suoi amici e compagni. Sai quanti ne conosceva. Ancora adesso, io, tutti i giorni, non sono mai sola. Tutti ci raccontavano, chi una cosa, chi un'altra. Certo, dopo la sua morte abbiamo saputo ancora di più. Poi, c'era il suo amico del cuore, Massimo, che la lite in piazza Annibaliano fu colpa sua perché la sua ragazza gli telefonò da un telefono pubblico e gli disse 'ci sono i fasci' e lui prese la sua veletta e andò. La ragazza stava qui a Talenti. Vide che stavano per dare una mattonata sul petto a questo ragazzo e lui tirò fuori un coltellino e diede una coltellata, che poi gli misero solo 2 punti. La mattonata la prese Valerio che per 2 giorni non venne a casa.  Mi telefonò e mi disse 'dormo a casa di amici'. Siccome spesso capitava che venissero qui a dormire oppure lui dormiva fuori per cui non mi stupii. Invece lo portarono a fare la lastra perché non respirava più. Dopo 2 giorni ritornò, poi seppi che aveva tutti i lividi ma aveva quasi 18 anni, cosa volevi che andassi a vedere mentre faceva la doccia. Mio marito era una persona molto sensibile. E' stato distrutto dal dolore. Se n'è andato via a 67 anni distrutto dalla morte di Valerio. Prima di tutto perché l'abbiamo aspetto per anni e non arrivava mai e poi arrivò, finalmente. Poi era molto attaccato a Valerio".

Gli amici e il quartiere.
"Qui nel palazzo ci sono molti di destra. Io facevo l'infermiera e quindi tutti hanno bisogno di fare iniezioni o di un medicinale. Gli ho bucati tutti qua dentro e perciò guardavano un po' di traverso ma sempre rispettosi, anche perché qui siamo tutti del ministero dell'Interno. Mio marito era un funzionario, si incontravano in ufficio per cui non potevano ignorarci. Una volta, dopo un po' di giorni, trovammo un biglietto, giù nell'ingresso, con scritto 'Uno di meno'. Gli amici di Valerio, dopo 31 anni, vengono ancora adesso. Quasi tutti i giorni c'è qualcuno che viene a trovarmi, la domenica ce n'è uno fisso che viene. Sempre. Chi mi accompagna al Verano. La ragazza di Valerio ha 2 figli che mi chiamano nonna ed è la mia erede. Valerio era molto amato, era un leader qua nella zona, nel movimento. I suoi amici dopo la sua morte hanno fatto di tutto. Come la storia di Fausto e Iaio, anche quella di Walter Rossi: sono ragazzi che si interessavano di politica e sono stati uccisi per la strada. Ti sembra logico questo? Sono stati uccisi anche tanti di destra, per carità".


(Photocredit: Archivio personale)


(Le altre parti dell'intervista potete leggerle qui)

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