2012: requiem in memoria di Carla Verbano. Parte quarta

Quarta parte dell'intervista alla madre coraggio Carla Verbano, scomparsa a 88 anni, nel giugno del 2012.

Immagine di anteprima per Verbano.JPG


Quarta parte dell'intervista a Carla Verbano.

Il movente dell'omicidio
"Deve aver fotografato e scritto qualche nome di troppo. Amato perché è stato ucciso? Lavorava sull'eversione di desta e sul dossier di Valerio. La sua morte è collegata a quella di Valerio".

Quali sono i commenti che ti hanno dato più fastidio?
"Alcuni commenti che ho trovato su facebook di qualche fascistoide che dice 'sarà stato un compagno, non sono quelli di destra ad aver ucciso Valerio'. Siamo tutti convinti che siano stati i NAR perché quando Valerio levò i passamontagna e disarmò uno, la pistola che rimase qui a terra aveva dei proiettili particolari, dirompenti. La polizia non aveva ancora diramato il tipo di pistola che era rimasta qui né il tipo di proiettili, e ricevettero un telefonata dai NAR in cui descrissero il tipo di pistola e il tipo di silenziatore e il tipo di proiettili.
Spesso imbrattano il monumento sotto casa o la dedica della palestra a Valmelaina. Perché Valerio da fastidio anche da morto. E' ricordato moltissimo. E' l'unico. Da Walter Rossi sono andati in pochi perché il padre ha ricevuto Alemanno. Io, qui, non ce l'ho voluto. Un fascista qui non ci mette piede, verrà il giorno che mi porterà gli assassini di Valerio. Il giorno dopo questa mia dichiarazione all'ANSA e disse che avrebbe aperto il caso. Invece, non ne fece più niente".

Durante le commemorazioni di Valerio ci sono mai state provocazioni?
"Da parte della polizia i primi 2 anni perché non avevano il permesso".

Quella mattina del 22 febbraio
"Io e mio marito eravamo appena tornati a casa quando sentimmo suonare alla porta. Chiesi chi erano. Siamo amici di Valerio. Ma Valerio è a scuola, è mezzogiorno e mezzo sapete che fino alle 2 non viene. Signora siamo stanchi, non siamo andati a scuola, abbiamo fatto sega, abbiamo camminato tanto. Lei ci conosce, siamo venuti altre volte. Ho aperto la porta, uno mi ha rigirato immediatamente e mi ha messo la mano davanti alla bocca e si è tirato giù il passamontagna. Poi, ho visto 2 che sfilavano con il passamontagna. Il primo, è stato come un flash, aveva i capelli biondi, lunghi, ricci. Assomigliava tantissimo a un amico di Valerio, infatti l'ho sempre detto alla magistratura, fatevi dare le foto di lui quando era giovane. Erano 3 fratelli, gli hanno buttato pure una bomba in casa loro. Mio marito ha sentito suonare il campanello, mi chiama, Carla, chi è? Io non potevo rispondere perché avevo questa mano sulla bocca. Loro hanno sentito da dove proveniva la voce, sono andati in camera, hanno atterrato mio marito, l'hanno messo sul letto legato e imbavagliato. Prima l'avevano messo per terra. Io, dopo, quando mi hanno portato in camera, mi hanno tolto la mano per mettermi il bavaglio ho detto tiratelo su che c'ha male a una gamba. Io, in quei momenti, ho pensato di tutto. Mi auguravo che Valerio avesse un'incidente con la Vespa, purché non venisse a casa. Non avevo capito che l'avrebbero ucciso, anche perché c'era sempre questo qui con la pistola a cui tremava la mano, mi sembrava mezzo esaltato. Diceva, 'non gli facciamo niente, vogliamo solo sapere qualche cosa, stia tranquilla'. Ma come fai a star tranquilla. Quegli altri 2 gli ho visto entrare con la pistola in mano. A parlare con 3 pistole. Mi auguravo di tutto: che venisse invitato fuori a pranzo, invece niente. Verso le 2 meno 5, si è sentita aprire la porta, è Valerio che è entrato. Già da quando aveva 8 anni faceva judo, poi karatè, perciò si è difeso benissimo, infatti ha levato 2 passamontagna e una pistola, contro 3. C'è stata una lott furibonda, poi s'è sentito uno sparo che è andato nel muro dell'ingresso e io nel frattempo ero riuscita a buttarmi giù dal letto, che poi sono stata ingessata per un mese perché mi ero slogata una caviglia, ero riuscita ad arrivare nell'ingresso giusto in tempo per sentire mentre, aprivo la porta della camera, il secondo sparo e Valerio che era lì con la testa sul divano e le gambe a penzoloni. Piano piano sussurrava 'aiuto mamma, mamma aiuto' e basta. Ero ancora legata con lo scotch da pacchi, le mani e le caviglie. Se mi chiedi come ho fatto ad arrivare non lo so. Poi mi ha slegato il vicino che ha sentito la lotta e gli spari ed è venuto fuori. Quello che stava sopra di me, invece, salendo le scale, li ha visti scendere. E' quello che ha detto che li aveva visti parlare con Valerio qualche giorno prima. Ma come fa uno dal quinto piano, al buio, guardare giù, dove non c'è neanche un lampione e vedere. Quella è una frottola che si è inventato lui. Ha ritrattato tutto perché queste case che adesso sono della Regione, prima erano del insisterò dell'Interno, dovevano darcele in proprietà. Infatti, mio marito, che stava alla CGIL del ministero, questo De Angeli diceva sempre 'Verbano perché non vi date da fare voi per avere queste case a riscatto che il c'ho un figlio, voglio lasciargli in eredita qualcosa'. Questo era un semplice impiegato. Era attaccatissimo alla casa. Spessissimo veniva qui a fumarsi una sigaretta con mio marito e parlava sempre di 'sta casa. Perciò era attaccato. Dunque, fa gli identikit alle 7 di sera e ritratta tutto lo stesso giorno e dopo un mese sparisce di qui e sappiamo che si è comprato una bella villa sulla Cassia o sulla Flaminia, sono zone lussuose tipo Parioli. Come ha fatto? Sarà stato ricattato. Gli avranno detto cos'è che vuoi, lui aveva il pallino della casa, lui avrà detto datemi una casa e loro gliel'avranno data. Chi gli avrà dato la casa? Non quei 3 fascistelli che sono venuti qui, ragazzi di 20 anni. I mandanti. Ci dev'essere un mandante importante, ci dev'essere qualcuno. In quel dossier dei nomi importanti ci dovevano essere altrimenti perché avevano strappato le pagine?"


(Photocredit: Archivio personale)


(Le altre parti dell'intervista potete leggerle qui)

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