I due marò tornano in India per il processo: ma i media non hanno detto tutto sulla vicenda

Un giornalista prova a ricostruire i punti chiave della vicenda (e le strumentalizzazioni politiche).

158633334.jpg


Dopo aver passato le feste in Italia i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati di aver ucciso due pescatori indiani, sono partiti ieri sera con un aereo militare da Ciampino e sono atterrati all'aeroporto di Kochi (Kerala) alle 7.45 (ora locale).

Il console generale di Mumbai Giampaolo Cutillo ha viaggiato con loro e ha dichiarato, come leggiamo su Repubblica:


"Abbiamo onorato la nostra promessa. Spero che la gente del Kerala apprezzerà l'importanza di questo gesto e che sarà di aiuto per una soluzione positiva della vicenda. Ci siamo impegnati personalmente a riportare in India i due militari"


Latorre e Girone sono stati portati al commissariato di Kochi e da lì andranno al tribunale di Kollam per riconsegnare i passaporti.


Intanto ieri su Giap, il blog dei Wu Ming, è apparsa un'interessante ricostruzione della vicenda, a cura del giornalista Matteo Miavaldi (qui l'articolo integrale), che mostra tutto quello che "i media (e i politici) italiani" non hanno raccontato.


La vicenda dei due marò in India infatti sarebbe stata più volte strumentalizzata dalle "destre politiche e mediatiche di questo Paese" che "si sono adoperate a seminare frottole e irrigare il campo con la solita miscela di vittimismo nazionale, provincialismo arrogante e luoghi comuni razzisti".


Ad esempio: sulla posizione della Enrica Lexie (su cui i due militari si trovavano) "è ufficialmente da considerare valida la perizia indiana" che sostiene che la nave si trovasse nella 'zona contigua', ovvero "il tratto di mare che si estende fino alle 24 miglia nautiche dalla costa, entro le quali è diritto di uno Stato far valere la propria giurisdizione".


Secondo la legge italiana e i suoi protocolli extraterritoriali i marò devono essere considerati "personale militare in servizio su territorio italiano" e dovrebbero godere dell'immunità giurisdizionale nei confronti di altri Stati.


La legge indiana invece dice invece che "qualsiasi crimine commesso contro un cittadino indiano su una nave indiana - come la St. Antony - deve essere giudicato in territorio indiano, anche qualora gli accusati si fossero trovati in acque internazionali".


La Convention for the Suppression of Unlawful Acts Against the Safety of Maritime Navigation (SUA Convention), adottata dall'International Maritime Organization (Imo) nel 1988, e valida a livello internazionale, in base alle interpretazioni invece potrebbe dare ragione sia all'Italia sia all'India.


Tutto quindi è in mano alla Corte Suprema di New Delhi: la sentenza sarà quindi importantissima, sia per questo caso che per i futuri.


credit image by Getty Images

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO