#RIPCarolina: un amico della 14enne suicida, "Non l'ho difesa, sono pentito"

Rabbia e dolore a Novara dopo il suicidio della 14enne. Forse le spiegazioni del gesto in una lettera.

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Sarebbe contenuta in una lettera la verità sul suicidio di Carolina Picchio, la 14enne che a Novara, nella notte tra venerdì e sabato, si è uccisa gettandosi dal balcone della casa in cui viveva insieme al padre.

Anche se, come leggiamo sul Corriere, gli inquirenti non hanno rilasciato alcuna dichiarazione in merito o sul contenuto della lettera.


Intanto, sempre sul quotidiano, è apparsa la testimonianza di un amico della ragazza, che si è detto 'pentito' per non averla difesa dagli insulti:


"Non sono un bullo, con Carolina ho sbagliato ma non ho fatto il bullo. È vero, qualcuno con lei è andato giù pesante, altri ci hanno preso gusto e io ci sono andato dietro. Con quel suo modo di fare lei mi faceva arrabbiare e le ho dato le spalle. Perché...perché non lo so nemmeno io il perché, era così e basta. Quando ho capito che avevamo esagerato e le ho chiesto scusa ormai era troppo tardi. Adesso tutto, anche quello che dico, è inutile. Almeno per lei..."


Possiamo soltanto immaginare i sentimenti che si nascondono dietro una dichiarazione come questa, paravento di un senso di colpa pesante come un macigno, anche se purtroppo a posteriori non è possibile capire con certezza se effettivamente era possibile fare qualcosa per evitare la tragedia.


Ma allo stesso tempo è più che normale cercare un 'colpevole' materiale, qualcuno da punire, nel caso, per cercare di dare una spiegazione a un gesto che, come sempre, lascia, in chi resta, soltanto eterni 'perchè' irrisolti.


Si è parlato di 'bulli' da punire. Come se esistessero davvero i 'bulli', fatti e finiti, con una bella etichetta riconoscibile appiccicata sulla fronte, a mo' di marchio di fabbrica. In realtà chiunque, in una dinamica di gruppo, può diventare un 'bullo'. Anche il figlio più perfetto del mondo, vuoi per paura di essere isolato, vuoi per paura di essere preso in giro a sua volta.


E' forse su queste dinamiche che bisognerebbe indagare, anzichè perdere tempo a dare la colpa ai soliti social network?


Perchè il 'bullo', preso da solo, non ha alcuna forza. E' grazie agli altri a supporto che trae la sua linfa vitale e le prese in giro, che possono sì rovinare l'anima nel profondo, senza un branco di 'bulli' che le mantiene in vita non ferirebbero così tanto.


"Con la gente ho già avuto troppa pazienza, non voglio più perdere tempo", ha scritto 'Caro' su Facebook poco prima di mettere fine a quella vita che le era diventata insopportabile. Già a 14 anni.


(fonte immagine)

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