L'eterna 'questione femminile': ma le donne le riforme le vogliono davvero?

Chiunque andrà al governo dovrà farsi carico di una questione molto importante: quella 'femminile'. Con la speranza che le cose cambino davvero.

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Sono un po' stanca di leggere periodicamente articoli sulla questione femminile, su quanto l'Italia sia indietro, rispetto agli altri Paesi nel mondo, sui diritti e le pari opportunità in generale. E non oso immaginare cosa si scriverà in giro l'8 marzo, il giorno dell'ipocrisia per eccellenza (nel senso che si sbandierano 'mai più' a profusione, salvo ritrovarsi il giorno dopo puntoeaccapo).

Guardate soltando di cosa si sta parlando: si chiama 'questione femminile', come se l'essere donna (sul lavoro o nella società) fosse un problema da risolvere. 


Non nego che ancora oggi, anno domini 2013, ci siano ancora numerosi problemi legati all'occupazione femminile, e che la problematica ricopra un'importanza fondamentale, non fraintendetemi.


In questo articolo pubblicato oggi dal Corriere si parla del nostro Paese che non sta utilizzando al meglio "una parte importante del suo capitale umano, le donne". E già lo sapevamo.


Secondo punto: "In Italia la divisione dei compiti tra lavoro domestico e lavoro retribuito sul mercato è più sperequata fra uomo e donna [...] All'interno delle mura domestiche le donne italiane fanno molto di più dei loro compagni: 6,7 ore di lavoro casalingo al giorno contro meno di 3 ore. Sommando il lavoro nel mercato e a casa, sono gli uomini ad apparire cicale mentre le donne, come formiche operose, lavorano quasi 80 minuti al giorno in più dei loro compagni. E questo accade indipendentemente dal livello di istruzione: è vero sia per le donne con la licenza elementare che per le laureate".


Insomma, le donne italiane lavorano poco fuori casa perchè "si pensa che sia la mamma a doversi occupare dei figli piccoli". Quando si riesce a farli i figli, crisi e difficoltà oggettive permettendo.


Inoltre al momento della promozione, "spesso le imprese preferiscono gli uomini; magari non semplicemente per discriminazione di genere, ma perché sanno che in caso di conflitto fra esigenze familiari e aziendali un uomo sarà più disposto di una donna ad anteporre le esigenze dell'azienda a quelle della famiglia".


Quindi, siccome "il carico della famiglia è troppo sbilanciato sulla donna" servirebbe un intervento deciso del legislatore. Vuoi con incentivi, vuoi con la detassazione del lavoro femminile, vuoi con la flessibilità del part-time e così via.


Non che non siano riforme 'utili', ci mancherebbe: servono, e vanno assolutamente fatte. Ma siamo sicuri - ribalto la domanda posta dal quotidiano ("Ma siamo proprio sicuri che le donne italiane siano cosi felici di assumersi carichi domestici che paiono ben superiori a quelli delle donne di altri Paesi europei? Siamo così sicuri che tutte le donne siano contente di non essere promosse nel lavoro perché devono farsi carico della famiglia (non solo dei figli, anche di genitori e parenti anziani) praticamente da sole?") - che queste riforme le donne le vogliano?


E: noi donne di oggi saremmo in grado di ottenere riforme epocali come furono negli anni '70 la legge sul divorzio e la 194 - che periodicamente, da qualche anno a questa parte, vogliono cercare di modificare -?


Queste riforme infatti dovremmo pretenderle da anni (cosa che purtroppo non sta accadendo).


Nella mia piccola esperienza, da ragazzina pensavo che noi, 'giovani e moderne', forti delle conquiste fatte dalle nostre mamme e dalle nostre nonne, saremmo riuscite, una volta diventate grandi, a liberarci dal giogo di responsabilità di nostra presunta competenza solo per il fatto di essere nate femmine.


Una quindicina di anni dopo invece, non appena svoltati i 30 nel primo decennio degli anni DUEMILA, la maggior parte delle mie coetanee passa ancora le domeniche - o i pomeriggi - a stirare, lavare i panni o a passare l'aspirapolvere. Tutte attività, nell'epoca social, prontamente condivise su Facebook (o su Twitter per quelle più sgamate).


Accendi la televisione e ci sono più trasmissioni di cucina che telefilm, rivolte in modo inconscio alle 'massaie del 2000'. Che cucinano pure con i tacchi, ma che fondamentalmente cucinano.


Perchè quello che interessa alle maggioranza delle donne, secondo i palinsesti, è essere più bella (quindi imparare a truccarsi e a rinnovare il guardaroba - che resta perennemente orientato verso i gusti dell'uomo), parlare di gossip, e cucinare manicaretti il più delle volte in maniera approssimativa, che tanto l'importante è avere il bicchiere coordinato con la tovaglia.


Quindi, una volta ottenuti tutti gli incentivi del mondo, riusciremo davvero a rispedire al mittente il manuale della 'casalinga (moderna) perfetta'?


Quando mia nonna, 85 anni e una vita da casalinga vera, mi chiede cosa preparo a cena "perchè il mio ragazzo arriva stanco dal lavoro", non posso far altro che guardarla con tenerezza. Perchè lei non ha avuto tutte le possibilità che ho avuto io.


Ma quando le mie coetanee mi parlano di questioni casalinghe da anteguerra, spesso lamentandosi che il loro lui in casa non fa nulla, che lascia la casa in disordine, o che gli impediscono l'accesso ai fornelli perchè 'tanto non è capace', allora sì che mi faccio qualche domanda.


Ci sono dall'altra parte poi molte donne che stanno provando a lanciare iniziative volte a migliorare le cose, ma chissà perchè non ottengono la visibilità che meritano. E trovano spesso l'opposizione proprio di chi dovrebbe sentirsi aiutata.


Siccome invece queste riforme sono importantissime, non è sufficiente che il legislatore le faccia. Ci vogliono donne che le pretendono.


*NOTA PER IL LEGISLATORE, chiunque sarà dopo le elezioni: ieri sera guardavo un documentario su RaiTre sul progresso tecnologico italiano dopo la guerra, e con mia somma sorpresa, tra le novità tecnologiche degli anni '50, c'era il ROBOT ASPIRAPOLVERE, che ti permetteva di "bere il tè con le amiche mentre lui aspirava la polvere al tuo posto". Questo prodigio della tecnica esiste anche oggi anche se a giudicare dal costo viene considerato non si sa perchè un oggetto di lusso (l'unica differenza con quello degli anni '50 è l'assenza di filo). Io lo distribuirei al Paese come la calcolatrice convertitore. Di sicuro è più utile.

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