Scontri allo stadio di Port Said: 21 condanne a morte

Nelle proteste fuori dal carcere, violenti scontri e una persona deceduta. Il 9 marzo il verdetto per gli altri 52 imputati.

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Ventuno condanne a morte per gli scontri allo stadio di Port Said, in Egitto, in cui morirono 74 tifosi dell'Al-Ahly del Cairo: data primo febbraio 2012. La Corte d'Assise di Port Said ha emesso la sua sentenza per 21 dei 73 imputati. Ora starà al Gran Mufti, l'autorità religiosa del Paese, autorizzare le esecuzioni capitali.


Grande felicità per le famiglie delle vittime che, alla lettura della sentenza, hanno alzato le mani al cielo e urlato: "Allah Akbar", ovvero "Dio è grande". Fuori dal carcere, migliaia di ultras della squadra avversaria, l'Al-Masry, hanno invece inscenato una protesta violenta, tentando di assaltare la prigione. Una persona è morta negli scontri. 

I manifestanti hanno incendiato copertoni d'auto e urlato: "Port Said è uno stato indipendente" e "Abbasso Morsi e i Fratelli Musulmani". Grande dispiegamento di mezzi dell'esercito e lancio di lacrimogeni da parte della polizia per contenere l'assalto. 


Il giudice, nel leggere i verdetti di condanna, ha fatto sapere che annuncerà la sorte degli altri 52 imputati il prossimo 9 marzo. Tra di loro ci sono anche nove ufficiali di polizia e tre manager del club avversario, accusati di aver permesso il massacro peggiore nella storia sportiva dell'Egitto.


Secondo molti osservatori, gli incidenti furono pianificati dalla polizia o da nostalgici di Hosni Mubarak per vendicarsi degli Ultras dell'Al Ahly che erano stati in prima linea nella rivoluzione contro il Rais. Il campionato egiziano fu fermato dopo la strage, per riprendere un anno dopo circa, il 15 dicembre del 2012.


Credit image by Getty Images

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