Sigarette elettroniche, Guariniello: «Da vietare nei locali pubblici»

Il pm all'attacco. Conduce l'inchiesta e contemporaneamente chiede che si estenda l'articolo 51 della legge 3 del 2003

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Le sigarette elettroniche generano scompiglio. E, mentre cerca di dimostrare che sono nocive, il sostituto procuratore di Torino, Raffaele Guariniello, scrive al Ministero della salute.

Guariniello ha iniziato da mesi un'inchiesta sul prodotto, che ritiene potenzialmente nocivo (anche se, per esempio, dall'Istituto Superiore della Sanità, Roberta Pacifici, direttore dell'Osservatorio fumo alcol e droga: «Si tratta di prodotti senz'altro molto meno tossici delle sigarette tradizionali a combustione, ma ciò detto»).


Non pago dell'inchiesta, Guariniello ha chiesto al Ministero della Salute di vietare l'uso delle sigarette elettroniche nei locali pubblici.


La tesi del procuratore è che sia violato l'articolo 51 della legge 3 del 2003 che ha introdotto il divieto di fumo nei locali pubblici. L'articolo inizia così:


Art. 51.
(Tutela della salute dei non fumatori)
1. È vietato fumare nei locali chiusi, ad eccezione di:
a) quelli privati non aperti ad utenti o al pubblico;
b) quelli riservati ai fumatori e come tali contrassegnati.


Visto che non si parla, esplicitamente, di fumo di tabacco, per Guariniello si darebbe per scontato che il divieto vada esteso a qualsiasi sostanza fumata. Dunque anche il vapore delle sigarette elettroniche sarebbe equiparabile.

Il che, parliamoci chiaro, è tutto da dimostrare.


Prendiamo la definizione di fumo offerta dalla Treccani:


a. Il complesso dei prodotti gassosi e solidi di una combustione, che in forma di colonna o di nube si alzano nell'aria, costituendo una dispersione in cui la fase gassosa è formata dai prodotti aeriformi della combustione e la fase solida (responsabile del colore più o meno scuro del fumo) da particelle combustibili totalmente o parzialmente incombuste e da ceneri [...]

Il punto è che la sigaretta elettronica non prevede, nel suo meccanismo, la combustione.


Per traslato (anche se c'è da dubitare che, nel 2003, il legislatore immaginasse questo traslato), c'è un altro significato di fumo, offerto sempre dalla Treccani:


2. estens. Qualsiasi emissione di gas che abbia aspetto simile al fumo (per es., il vapore prodotto da una caldaia o quello che s'alza come nebbia da luoghi umidi)

 



Insomma, l'attacco di Guariniello è quantomeno cavilloso, e si basa sul "lato B" della definizione. La Treccani, però, ci viene ancora in aiuto, con il punto C.


c. Senz'altra determinazione, il fumo del tabacco

 


Mi permetterei dunque di far notare al sostituto procuratore che, con ogni probabilità, la legge del 2003 è proprio "senz'altra determinazione".


Quel che è certo è che la crociata contro il prodotto è ufficialmente iniziata.


Foto © Getty Images

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