Roberto Franceschi: mamma Lydia racconta quella tragica sera, ancora senza colpevoli. Parte sesta

23 gennaio 1973: Roberto Franceschi, studente della Bocconi, viene ferito alla nuca da un proiettile sparato da un poliziotto. Morirà il 30 gennaio. Nessuno ha pagato per la sua morte. Sua madre Lydia racconta questi 40 anni senza di lui. Parte sesta

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Questa mattina, la famiglia Franceschi, a nome della Fondazione Roberto Franceschi, ha donato il monumento in memoria di Roberto alla città di Milano. Sorge sul luogo del suo assassinio, che si trasforma "in una sorgente di speranza e impegno, diventa patrimonio della citta", come ha dichiarato il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, presente alla cerimonia, come Aldo Aniasi, uno dei primi cittadini più amato dai milanesi, si recò, allora, ai funerali dello studente ucciso tributando "l'omaggio ad un giovane che amava la libertà e la giustizia".

"Queste giornate di memoria, questo monumento e la mostra 1966-1976 Milano e gli anni della grande speranza sono un autentica mobilitazione cittadina, per ricordare un giovane innamorato della libertà, ma anche per rinnovare il nostro impegno a difesa dei diritti e delle persone più deboli".


"Sulla memoria si costruisce il futuro e questo monumento è il simbolo del nostro ricordo". "Ci sono ferite che non si possono rimarginare. L'unico modo per superare il dolore è trasformarlo, far si che diventi un monito per la memoria".


La Fondazione Roberto Franceschi è stata costituita dai genitori nel 1996, nella quale sono confluiti, come finanziamento, i 600 mln di lire percepiti dalla famiglia a titolo di risarcimento dallo Stato dopo una causa civile conclusasi nel 1999.


Forse, per dare una sferzata alla memoria, sarebbe opportuno, dopo 40 anni, si rendessero pubblici nome e cognome dell'assassino di Roberto Franceschi, prove provate alla mano, come avrebbe voluto lui. Altrimenti restano soltanto tante belle parole, vuote. Come al solito. Intanto Milano continua a piangere uno dei suoi tanti figli, a cui, in quegli anni, hanno spezzato il fiato, senza un perché. Senza nessuno a cui chiederlo.


(Photocredit: Archivio personale)

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