Welfare: soluzioni pratiche o solo buone parole? Emanuele Ranci Ortigosa

La crisi incombe su cittadini e istituzioni come una spada di damocle, mentre i tagli al welfare sono sempre più pesanti. Trovare soluzioni concrete ai bisogni più urgenti diventa più che mai necessario. Il criterio dell'efficacia.

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Grazie al secondo Forum delle Politiche sociali di Milano, organizzato dal Comune, sono stati inaugurati 84 nuovi posti letto al Pio Albergo Trivulzio, 4 spazi per la socialità in 4 quartieri Aler, la nuova sede dell'ufficio per l'immigrazione e lo sportello per le seconde generazioni; è stata aperta una casella di posta elettronica (antidiscriminazioni@comune.milano.it) per denunciare discriminazioni di genere; è stato sottoscritto un protocollo per un servizio di psicologia sostenibile; sono stati presentati un progetto di educazione finanziaria e uno per la costituzione di punti sociali.

Tutti risultati più che confortanti ma, mentre ai piani alti si discuteva di welfare, in via Brera, nel cuore antico della città, un homeless, moriva, letteralmente, di freddo. Nessun nome, nessuna età. Una tragica fatalità o il paradosso di una realtà piena di buoni intenti e poche azioni?

Secondo Emanuele Ranci Ortigosa, direttore scientifico dell'Istituto per la ricerca sociale (IRS), all'accentuarsi delle necessità corrisponde una riduzione delle risorse. Tale carenza si può risolvere con un criterio chiave, quello dell'efficacia. In virtù di questo principio si può procedere a  una "riorganizzazione delle risorse a disposizione", indirizzandole verso i bisogni più urgenti delle singole persone, dei nuclei familiari o dei gruppi sociali.

Ma il criterio di efficacia, da solo non basta. E' necessario evidenziare la sua componente principe: l'efficienza, "che richiede la massima valorizzazione del territorio da parte delle amministrazioni locali". Altrettanto fondamentale è "l'analisi del bisogno", attraverso il dialogo con chi lo esprime per poter dare risposte appropriate. Solo così il welfare può rispondere adeguatamente alle necessità.

Lo Stato ha erogato "63/64 mld di euro per politiche sociali e le amministrazioni locali possono usufruire solo di 7 mld di euro". I rimanenti 54/55 mld di euro "non sono utilizzati secondo criteri di efficacia". "Le azioni di contrasto alla povertà vengono messe a confronto con l'erogazione monetaria. La crisi ci impone di fare cose e politiche nuove a livello nazionale". Bisogna riformare il welfare "nell'uso di queste grandi risorse. La riforma si può fare con le risorse oggi disponibili, quindi non ci sono scuse. Vanno solo utilizzate in modo più efficace".


(Photocredit)

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