Welfare: soluzioni pratiche o solo buone parole? Amelia Frascaroli

La crisi incombe su cittadini e istituzioni come una spada di damocle, mentre i tagli al welfare sono sempre più pesanti. Trovare soluzioni concrete diventa più che mai necessario. Le politiche sociali abbinate al lavoro e all'abitare.

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Per Amelia Frascaroli, assessore del comune di Bologna, con delega al welfare, politiche sociali abbinate al problema del lavoro è il binomio cardine per trovare risposte concrete ai nuovi bisogni generati dalla crisi. Per questo, il "confronto e lo scambio tra assessori di grandi città" diventa fondamentale".

"A Bologna, a tutti gli appalti pubblici, bisogna applicare una quota di assunzione di soggetti fragili. Noi stiamo copiando da Torino, dove questa pratica esiste dal 1996". In questo modo "si apre un mercato del lavoro a persone di grande fragilità". Prima, l'attenzione era concentrata solo sui disabili, ora si è spostata, anche, su lavoratori che non riuscirebbero più a rientrare nel mercato del lavoro da cui stanno uscendo per colpa la crisi.

"Il lavoro ha una ricaduta forte in termini di servizi. Se impieghiamo persone in grado di lavorare", automaticamente, "diminuisce la domanda di servizi, che a Bologna sta esplodendo", come nei comuni limitrofi.

Un altra soluzione per ottimizzare le poche risorse a disposizione è quella di "consegnare a un'unica grande ASP (agenzia servizi alla persona) la gestione di tutti i servizi, lasciando al Comune e ai quartieri gli operatori per lo sviluppo di comunità sui territori, anche con corsi di formazione".In questo modo le risorse territoriali vengono implementate, si costruiscono relazioni e si recupera coesione sociale dove era stata smarrita, soprattutto nelle periferie, in alcune famiglie, tra gli adolescenti.

"Ogni periferia va costruita come centro storico, di appartenenza. Progettazioni flessibili che vadano incontro a fragilità emergenti, come il tema dell'abitare, gli sfratti, le famiglie buttate in strada", perché i servizi attuali sono inadeguati nel rispondere a questa domanda. "Una possibilità potrebbero essere i pacchetti di alloggi di transizione, temporanei, che guidino i soggetti in un percorso di reintegrazione".

"La crisi ci destabilizza, i bilanci in rosso dei comuni ci fanno paura e ci portano a esclusioni sociali gravi come CIE, minori non accompagnati, i profughi. La paura ci fa dire che non possiamo più fare queste cose. Forse, in questi anni, ci e' mancata la cultura che parte dagli ultimi. Fantasia, competenza, connessioni, e possibilità di scambio sopperiscono alla mancanza di soldi".


(Photocredit)

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