Pena di morte in Giappone: eseguite le prime tre del nuovo governo Abe

Da settembre, sono le prime a venire eseguite. Ma nel braccio della morte, 130 detenuti attendono la stessa pena.

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Tre persone sono state impiccate oggi in Giappone: sono i primi tre condannati a morte del nuovo governo di Shinzo Abe, insediatosi a dicembre. Il ministro della Giustizia, Sadakazu Tanigaki, d'altro canto ha fatto sapere che "non è necessario rivedere la pena di morte in Giappone. Se ci fossero stati dei problemi, avremmo fatto dei cambiamenti".


I condannati sono stati impiccati a Osaka. Le accuse? Il 44enne Kaoru Kobayashi era stato condannato per aver rapito e violentato una bambina di sette anni. Poi aveva mandato un messaggio alla madre con la foto della piccola e la scritta: "presa". Un mese dopo aveva inviato un sms minacciando di prendersi anche la sorella più piccola. Il 29enne Masahiro Kanagawa ha pugnalato a morte un 72enne nel 2006 e quattro anni più tardi ha ucciso a coltellate un uomo e ferito altre sette persone in una stazione ferroviaria. Infine il 62enne Kano aveva scontato 15 anni di carcere per aver ucciso una donna nel 1983 e ha poi strangolato l'anziana manager di un bar nel 2002 per rubarle l'incasso.

Il Giappone, insieme agli Stati Uniti, è una delle poche democrazie cosiddette occidentali dove è tuttora in vigore la pena di morte. Molte le pressioni internazionali per una moratoria, ma Tokyo per ora va avanti per la sua strada. Sono circa 130 i detenuti che attendono l'esecuzione nel braccio della morte.


Tra loro ci sono alcuni esponenti della setta Aum Shinrikyo, fondata da Shoko Asahara. Furono condannati alla pena di morte nel 1995, quando con il gas sarin nella metropoliata di Tokyo causarono la morte di 13 persone e l'intossicazione di migliaia.


Foto | © Getty Images

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