Morti bianche: dall'incidente all'Ilva di questa mattina alla sentenza d'appello Thyssen

"Maledetti", hanno urlato in aula i parenti delle vittime del rogo. E sicuramente quella parola la ripeteranno tutti i familiari dei morti sul lavoro.

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Suona la sveglia. Un altro (ennesimo) giorno di lavoro, e di questi tempi in teoria dovresti anche ritenerti fortunato perchè tu un lavoro ancora ce l'hai. Ti alzi, fai colazione e arrivi in fabbrica. Come ogni mattina. O sera, a seconda del turno.

Ma a casa oggi non ci tornerai.


Non tornerà a casa stasera Ciro Moccia, l'operaio di 42 anni morto stamattina in un'incidente avvenuto all'Ilva di Taranto. Moccia e un collega rimasto ferito, Antonio Liddi, sono precipitati da un'altezza di 15 metri mentre si trovavano su una passerella sul piano di carico.


L'azienda ha fatto sapere in una nota che "il Presidente e il Direttore di Stabilimento esprimono la loro vicinanza ai parenti e in segno di cordoglio sono state sospese tutte le attività di Stabilimento". Intanto la Fim Cisl ha chiesto che si accertino subito le responsabilità di quanto accaduto, e sembra che proporrà a Fiom e Uilm un'iniziativa di 24 ore di sciopero. Lo Slai Cobas di Taranto ha già proclamato uno sciopero immediato di 24 ore.


Si tratta tra l'altro del terzo incidente mortale sul lavoro in quattro mesi in cui sono coinvolti dipendenti dell'Ilva di Taranto.


Intanto a Torino è stata da poco emessa la sentenza d'Appello sulla Thyssen. La condanna è stata modificata: non fu un omicidio volontario ma omicidio colposo con colpa cosciente.


10 anni - anzichè 16 - all'amministratore delegato Harald Espenhahn, 7 anni agli altri dirigenti del consiglio d'amministrazione (Gerald Priegnitz e Marco Pucci), 8 al direttore dello stabilimento Raffaele Salerno e al responsabile della sicurezza Cosimo Cafueri, 8 anni per Daniele Moroni.


I parenti delle vittime hanno deciso di occupare l'aula del Palazzo di Giustizia.


Nell'incidente, avvenuto nella notte del 6 dicembre 2007 lungo la linea 5, morirono sette operai: Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò, Giuseppe Demasi.


Anche loro non sono mai più tornati a casa.


"Maledetti" hanno urlato in aula i familiari dopo la lettura della sentenza.


Non è possibile che si muoia ancora di lavoro.


Foto | © Getty Images

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