Città della scienza: la storia, l'incendio, la voglia di rinascita

Città della Scienza, distrutta dall'incendio: chi, come, perché? Il TgR Campania scende in campo.

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"Quanto è accaduto a Città della Scienza è un fatto gravissimo (...) Vedremo cosa è davvero successo, ma al di là dell'accertamento delle responsabilità mi preme sottolineare che Città della Scienza non può essere lasciata sola. Da oggi dall'intera redazione giornalistica, con l'appoggio dell'intero Centro di Produzione della Rai di Napoli partirà una campagna informativa mirata a rilanciare, a restituire ai nostri giovani Città della Scienza"

Ha il sapore di una chiamata alle armi l'editoriale di Antonello Perillo, caporedattore responsabile del TgR Campania, che nell'edizione delle 14 di ieri, 5 marzo 2013, fa della redazione campania quasi un avamposto per la 'riscossa di Napoli' all'indomani della distruzione di Città della Scienza. Una redazione 'embedded' che scende in campo all'indomani di un giorno 'nero' per Napoli. Un unicum, o quasi, che fa notizia. Tanto forte è stato il contraccolpo dell'incendio del 4 marzo 2013.



Ma cosa è successo a Bagnoli?

Lunedì 4 marzo, ore 21.00: è vuota Città della Scienza, splendida realtà nota nel mondo per il suo museo interattivo dedicato soprattutto ai ragazzi e per la sua attività di incubatore di realtà imprenditoriali campane. Oggi è giorno di chiusura per le sue aree espositive, solitamente meta di scolaresche e di famiglie, non solo campane, che scorrazzato tra le stanze come i coetanei alla Villette di Parigi o nelle (poche) analoghe realtà nazionali. I 160 lavoratori sono tornati a casa, pensando al lavoro che li attende all'indomani, alle crescenti difficoltà per reperire fondi e finanziamenti, alle prenotazioni da smaltire per i prossimi mesi, ai convegni da sistemare, alla nuove mostre da ospitare.

Lunedì 4 marzo, ore 21.30: la Città della Scienza prende fuoco. In pochi minuti i capannoni vengono avvolti dalle fiamme, divorando la i materiali ignifughi che tanto non devono neanche compiere il proprio scopo, ovvero dare agli occupanti il tempo di scappare. Non c'è nessuno dentro, nessuno intorno. Tutti hanno gli occhi su Riviera di Chiaia, dove in mattinata è venuta giù l'ala di un palazzo. In pochi minuti il litorale di Bagnoli, dove sorgeva l'Italsider e dove si concentrano da decenni gli interessi legati alla bonifica e alla riqualificazione dell'area, è illuminato dalle fiamme.
Due ore dopo non c'è più nulla, se non il Teatro delle Nuvole (almeno quello) e poco altro.

Lunedì 4 marzo, 22.30 Napoli è attonita. Distrutta nei tweet che invadono la rete, nelle foto e nei video che circolano, incredula al pensiero che non può trattarsi di un cortocircuito. Tutto è possibile, ma ormai nella casualità ci si crede poco.

E allora perché La Città della Scienza è stata distrutta? Come è successo? E chi il mandante? E soprattutto, per Napoli è tutto finito?


Cosa è successo a Città della Scienza?


Ci stanno lavorando gli inquirenti. Forse lo scopriremo. Forse. Forse mai. Sono, però, stati individuati sei punti di innesco delle fiamme sul versante della struttura che guarda al mare, lontano dalle telecamere di sorveglianza. L'idea dell'incendio doloso, balenata in un nanosecondo in tutti gli italiani di buona volontà, trova riscontri.


Perché?


L'area di Bagnoli ha una lunga tradizione di interessi speculativi di 'altissimo profilo': una storia lunga e complicata da sintetizzare, che ha però in appalti, finanziamenti, trattamento (e smaltimento) di rifiuti ad alto rischio la sua intima natura. In una parola, soldi. Tanti soldi. Come sempre. Ma qui gli scenari sono infiniti, complessi, dalle mille sfaccettature, a dir poco tentacolari. Ma non si può ancora escludere neanche la pista di una vendetta 'personale'. Il caso della Morvillo-Falcone insegna, anche se le differenze sono tante. Diciamo che vogliamo essere prudenti.


Perché Città della Scienza?


Se si individuasse una matrice 'speculativa', beh la scelta di distruggere Città della Scienza potrebbe avere un prevalente valore simbolico più che 'pratico'. Nonostante l'estensione, i capannoni della Fondazione insistono su una porzione dell'area d'interesse per la riqualificazione. Ma è la prima cosa edificata e per di più con un 'significato' profondo. Per sapere cosa sia la Città della Scienza ci si può affidare a Facebook (il sito ufficiale oggi è irraggiungibile, come il sito 'fisico') e vedere le sue attività, dall'Officina dei Piccoli al Planetario, dalle mostre agli eventi speciali. Ma non ci vuole molto a capirne il valore educativo. E morale. Città della Scienza è nata nel pieno della primavera napoletana, che ha segnato sì una stagione politica, ma soprattutto una stagione dello 'spirito: quel 18 ottobre del 1996 è stata per molti la 'vittoria' della conoscenza - mission di CdS che ha come 'fondatori' il fisico Vittorio Silvestrini, oggi sul luogo a difendere la sua creatura, e i premi Nobel Levi Montalcini e Rubbia - sull'oscurantismo dell'ignoranza. Ironico che la luce delle fiamme abbia dato alla città la sensazione che sia tutto finito.


L'incendio di Città della Scienza in tv


Insomma, quello di Città della Scienza non è un semplice incendio. Se fosse stato un caso, sarebbe stato imperdonabile; ma visto che c'è una volontà precisa, il tutto diventa insopportabile. E sulla città scende una coltre nera, spessa, fatta di lutto, rabbia, rassegnazione, ribellione che attraversa l'Italia, ma non raggiunge l'informazione tv. Almeno non tutta. L'incendio della Città della Scienza viene rubricato come un fatto di cronaca, tra il palazzo crollato a Riviera di Chiaia (c'è chi parla di 'giorno sfortunato' per Napoli) e la sentenza Scazzi. Le immagini dell'incendio sono spettacolari, illuminano il golfo di Napoli, o meglio i Campi Flegrei; il fenomeno rimbalza su Twitter, sui social etc etc, e resta lì. Rai News e Sky Tg24 si collegano quando è ancora presto per avere 'certezze'. E' un po' come parlare avendo in mano gli istant poll. Ma davanti a Città della Scienza si sono già riversati i dipendenti di CdS: piangono, e non per il posto di lavoro 'sfumato', ma per un sogno andato in fumo.



scrive senza speranza Roberto Saviano (che poi corregge la rotta in collegamento con Repubblica. Tv). Un film già visto, quindi, per i Tg, che si fermano 'all'oleografia' napoletana (Camorra, disoccupazione, interessi speculativi) non riuscendo forse a capire fino in fondo (e del resto i pochi minuti di un Tg non aiutano, è vero, ma...) cosa significhi questo per Napoli. "Una speranza in fumo", titola poi Sky Tg24 Pomeriggio, tra i pochissimi approfondimenti che se ne occupano e che apre la sua puntata del 5 marzo intervistando anche il Sindaco De Magistris. E l'inviata di Sky Tg24 Alessandra Del Mondo è una delle poche che porta alla nazione il racconto delle giorno dopo in diretta, con le lacrime dei dirigenti e dei lavoratori, con grandi occhiali neri come se fossero al funerale di un amico. Per gran parte di Napoli - e non solo - la sensazione è proprio questa.



"Ma se l'incendio di Napoli è doloso come sembra, non dovrebbe essere la prima notizia in assoluto?", si domanda Veltroni su Twitter. Probabilmente sì, se l'incendio di Città della Scienza fosse letto come la conseguenza di una situazione sociale, economica e politica sostanzialmente 'debole', in cui quelli che pensano di essere 'forti' ribadiscono il proprio predominio. Potrebbe conquistare la vetta della scaletta, ma sarebbe una presa di posizione 'editoriale'. Potrebbe essere un pungolo per guardare in faccia la realtà e mettere da parte certi bizantinismi politici (e antipolitici) per ridare una rotta solida a un Paese. Ma di quel che è successo non parla nessuno, se non il Presidente Napolitano e non solo per sensibilità territoriale: pare sia l'unico ad aver conservato un minimo di sensibilità istituzionale. Gli altri son tutti presi dallo (proprio) spettacolo di arte varia offerto da clown, comici ed equilibristi che però non piacciono a nessuno. Ma questo è un altro discorso. Non stacca gli occhi da Bagnoli, invece, il Tg3 Campania. E non è poco, né scontato. Massiccia, partecipata, accorata e sofferta la copertura messa in campo fin dalle prime ore del mattino con Buongiorno Regione, condotto da Ettore De Lorenzo che conduce in affanno per i primi minuti. L'incredulità taglia il respiro. E si vede. Ma proprio dal Tg3 Campania arriva - sembra paradossale - il segno più tangibile della volontà di non mollare, di non piegarsi, di andare avanti, ancor meglio di prima. Di rinascere dalle fiamme.


Città della Scienza, quale rinascita?


In fondo la Città della Scienza sta già rinascendo. Di certo non vuole morire. La Fondazione IDIS ha aperto una raccolta fondi: un modo per mostrare al mondo di voler perder tempo (Fondazione Idis Città della Scienza - IBAN IT41X0101003497100000003256 - causale Ricostruire Città della Scienza). L'Unione Europea sta già valutando un cofinanziamento per la ricostruzione: in che modo, con quali vincoli, sulla base di quali progettualità si vedrà, ma la tempestiva risposta dell'UE dà l'idea che non tutto è perduto. Certo, bisognerà stare molto attenti sul modo in cui saranno eventualmente utilizzati questi fondi, a chi andranno, per far cosa, con quali risultati. Anche questo gesto di partecipazione di buona volontà può 'trasformarsi' in una golosa (e attesa) esca. E c'è chi è si è assunto da subito l'incarico di fare il cane da guardia e da 'riporto'.


Non ci saranno solo i comitati, i movimenti di cittadini, le istituzioni, i magistrati, la 'società civile', ma proprio 'quelli che per 'mandato' hanno questo compito: i giornalisti. Sembrerà strano, ma è una notizia. Una bella notizia. La redazione del TgR Campania ha deciso di scendere in campo, fattivamente, per la rinascita di Città della Scienza promettendo a sé e alla regione di voler tenere alta l'attenzione sulla CdS. Lo ha sancito il direttore Antonello Perillo nell'editoriale dell'edizione delle 14.00.


"Napoli sta vivendo ore davvero difficili, per non dire drammatiche, terribili. Prima il crollo di un'intera ala di un palazzo nel centro della città, poi lo spaventoso incendio di Città della Scienza, in quella Bagnoli che doveva essere un riscatto e un volano per il riscatto e il rilancio della città, ma che invece è lì con tutti i suoi problemi. Quanto è accaduto a città della Scienza è un fatto gravissimo, una ferita profondissima per l'intera città e soprattutto per i nostri ragazzi, i nostri bambini, che sono sempre stati i principali fruitori di questo straordinario presidio culturale (...). Vedremo cosa è davvero successo, ma al di là dell'accertamento delle responsabilità mi preme sottolineare che Città della Scienza non può essere lasciata sola. Da oggi l'intera redazione giornalistica, con l'appoggio dell'intero Centro di Produzione della Rai di Napoli partirà una campagna informativa mirata a rilanciare, a restituire ai nostri giovani Città della Scienza. Lo faremo e lo facciamo con il cuore. Lo dobbiamo ai nostri ragazzi, ai nostri figli e ai nostri nipoti."


Questo l'editoriale di Antonello Perillo, caporedattore responsabile del TgR Campania nelle'dizione delle 14.00 del TgR di oggi, 5 marzo. Parole che potranno suonare per qualcuno, nell'ordine, retoriche e superflue. In realtà suonano come una chiamata alle armi per i cittadini di Napoli e per quanti non vogliono veder sfumare una delle più belle realtà del Sud Italia. Una vera e propria chiamata alle armi, un impegno che vede la testata giornalistica quasi a rivendicare la prima linea in una lotta che ritrova slancio con la distruzione della CdS.


Se fossimo in una chiesa sentiremmo cantare 'La nostra festa non deve finire, non deve finire e non finirà'.


Basta che a cantare, però, sia solo la parte 'buona'.

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