8 Marzo e Festa della Donna non solo oggi: l'importanza di definirsi femministe

L'erba Voglio "non cresce nemmeno nel giardino del re". Ma sui diritti delle donne è il verbo più giusto da usare.

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Ecco l'immagine a cui pensano in molti appena sentono la parola 'femminista'. Rappresentata in modo eccelso dalla gattara dei Simpson: zitella, acida, avanti con gli anni, con i capelli grigi e selvaggi, 'bruciareggiseni dei centri sociali'....insomma, fondamentalmente racchia e anche un po' tocca.

Per questo molte Donne hanno una paura tremenda ad usare quel termine in riferimento a se stesse, e di conseguenza non amano autodefinirsi femministe.


Anche se interessate alle problematiche legate all'essere donna: dalla salute, sempre più in pericolo, alla vita familiare, che può diventare un vero e proprio incubo.


Ci sono continui agguati ai nostri uteri, contro cui dovremmo farci sentire: dalle questioni relative al sesso, alla 194 - per la cui tutela nessuna protesta più -, passando per la legge 40, che divide il mondo femminile in chi può avere figli (sobbarcandosi viaggi della speranza all'estero) e chi no. Chi invece non vuole figli per scelta ancora oggi è considerata una 'donna a metà'. Da quelle stesse donne da cui ci si aspetta la leggendaria - nel senso che è una leggenda - solidarietà femminile.


Viviamo poi ancora impantanate tra le difficoltà di conciliare lavoro e famiglia, attraversando selve oscure fatte di panni da stirare, di orari di lavoro folli, e compagni/mariti che nel 2013 non sanno nemmeno cucinare un uovo fritto.


Come se non bastasse, le donne che amano altre donne per gran parte del mondo nemmeno esistono, come potrebbero pretendere dei diritti?


Per questo oggi ancor di più è importante tornare a definirsi femministe, senza paura, senza autoescludersi da un mondo che se vogliamo si può - con il tempo e la perseveranza - cambiare:


- per riacquistare la consapevolezza di quello che siamo, per ribadire il nostro ruolo nel mondo, la nostra individualità, le nostre capacità e il nostro talento senza essere trattate come una specie protetta da santificare un giorno all'anno a suon di mimose e cioccolatini


- per abbandonare definitivamente le sciocchezze alla Sex And The City, o delle 50 Sfumature, per avere una giustificazione dei nostri desideri di fronte al pesante e costante giudizio della società. Ci hanno annaffiate dalla tenera età con una valanga di scemenze sotto forma di favole e principi azzurri, in cui continuiamo a credere anche dopo averne acchiappato uno per la vita. Cerchiamo di abbandonare queste fantasticherie al più presto, tipo appena ci spuntano le tette, e la nostra vita sarà decisamente migliore


- per abbandonare i canoni in cui provano a infilarci, soprattutto in campo estetico: smettiamo di farci dire come dovremmo essere per essere accettate. Ribelliamoci alla legge dell'apparenza che ha demolito l'autostima di gran parte della generazione post '68


- per pretendere un trattamento paritario sul lavoro, dagli orari, ai ruoli, agli incarichi di responsabilità. In modo da non sorprenderci più che una donna, per di più incinta, venga messa a capo di un colosso come Yahoo!


- per lottare contro gli stereotipi duri a morire, su cui soprattutto la pubblicità campa da decenni. L'ultimo in ordine di tempo l'ho visto pochi minuti fa: il sensore di parcheggio offerto da una casa automobilistica solo nella giornata di oggi compreso nel prezzo se si acquista un'auto. Perchè noi donne non sappiamo parcheggiare, ovvio


- per chiedere il rispetto del nostro corpo, qualunque forma esso abbia: diciamo basta all'ipocrisia del "ma noi del mondo fashion consideriamo anche le taglie morbide", dove le 'taglie morbide' sono considerate una categoria a parte. Non è che fanno abiti che stiano bene a tutte, dividono le donne in categorie. Così fanno prima


 - per non farci più additare come 'invidiose', 'isteriche', 'con le mestruazioni', quando proviamo a farci valere, o facciamo una critica (soprattutto nei confronti delle altre donne). A un uomo non vengono mai dette cose simili


- per diventare così forti da essere un termine di paragone nei confronti dell'altro universo. Si parla sempre di versioni 'con le tette' di modelli maschili, ma mai il contrario


- per chiedere idee CONCRETE per non dover più parlare di femminicidio, per non dover raccontare i soliti copioni: il problema lo conosciamo fin troppo bene. Ma come si risolve (o si previene)?


- per rifiutare le responsabilità che ci affibbiano, ma che non dipendono da noi. Come nel caso degli stupri, affinchè il "ma lei mi ha provocato" venga considerata un'aggravante. Per l'uomo però


Sia chiaro: non vogliamo essere trattate in modo diverso solo perchè siamo delle donne a prescindere. Vogliamo essere solo trattate nel modo giusto.


Tutti questi punti di vista non escludono gli uomini, mi preme sottolinearlo. Anche gli uomini possono essere 'femministi', rispettando le donne. Ce ne sono pochi al momento, ma dovrebbero essercene molti di più. Ce la possiamo fare.


ps. se dopo aver letto questo post pensate che la sottoscritta sia l'ennesima gattara di cui sopra vi consiglio di leggere il libro di Caitlin Moran "Ci vogliono le palle per essere una donna". Fatene la vostra Bibbia. Sì, anche se siete maschi.

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