Marò in India: Massimiliano Latorre e Salvatore Girone resteranno in Italia

I due militari, che avevano ottenuto una licenza per votare, resteranno nel nostro Paese.

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Il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha appena annunciato in una nota che i marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non torneranno in India.

I due erano tornati nel nostro Paese qualche settimana fa, per votare:


"L'Italia ha informato il Governo indiano che, stante la formale instaurazione di una controversia internazionale tra i due Stati i fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non faranno rientro in India alla scadenza del permesso loro concesso"

Latorre e Girone (che erano in servizio su una petroliera di proprietà di un privato e non su un mezzo militare italiano) sarebbero dovuti tornare in India proprio in questi giorni. La Farnesina ha precisato:


"L'Italia ha sempre ritenuto che la condotta delle Autorità indiane violasse gli obblighi di diritto internazionale gravanti sull'India in virtù del diritto consuetudinario e pattizio, in particolare il principio dell'immunità dalla giurisdizione degli organi dello Stato straniero e le regole della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS) del 1982. All'indomani della sentenza del 18 gennaio 2013 della Corte Suprema indiana l'Italia ha proposto formalmente al Governo di New Delhi l'avvio di un dialogo bilaterale per la ricerca di una soluzione diplomatica del caso, come suggerito dalla stessa Corte, là dove richiamava l'ipotesi di una cooperazione tra Stati nella lotta alla pirateria, secondo quanto prevede la citata Convenzione UNCLOS. Alla luce della mancata risposta dell'India alla richiesta italiana di attivare tali forme di cooperazione, il Governo italiano ritiene che sussista una controversia con l'India avente ad oggetto le regole contenute nella predetta Convenzione e i principi generali di diritto internazionale applicabili alla vicenda"


A differenza di quanto sostenuto dal Corriere - che riferisce di come il fatto "sia avvenuto in acque internazionali a sud dell'India" - vi riportiamo la ricostruzione dei fatti di Giap, il blog dei Wu Ming: sulla posizione della Enrica Lexie "è ufficialmente da considerare valida la perizia indiana" che sostiene che la nave si trovasse nella 'zona contigua', ovvero "il tratto di mare che si estende fino alle 24 miglia nautiche dalla costa, entro le quali è diritto di uno Stato far valere la propria giurisdizione".


Quindi non si trattava di acque internazionali. La Convention for the Suppression of Unlawful Acts Against the Safety of Maritime Navigation (SUA Convention), adottata dall'International Maritime Organization (Imo) nel 1988, e valida a livello internazionale, in base alle interpretazioni avrebbe potuto dare ragione sia all'Italia sia all'India (vi avevamo spiegato tutto qui). Ma se i marò non torneranno in India per la sentenza sulla discussa giurisdizione bisognerà vedere cosa succederà.


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