Caso Marò: l'ordine della Corte Suprema contro l'ambasciatore italiano

Il dibattito è aperto: l'India può trattenere nel Paese l'ambasciatore italiano Daniele Mancini?

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A cosa servirà la presa di posizione della Farnesina che dopo mesi decide di non far rientrare i marò in India?

Finora solo a tenere 'prigioniero' del Paese asiatico il nostro ambasciatore Daniele Mancini, che a suo tempo aveva firmato davanti alla Corte una dichiarazione giurata a garanzia del ritorno dei marò in India come rappresentante dell'Italia: sono stati addirittura allertati gli aeroporti per non farlo 'scappare', e secondo fonti citate dalle tv indiane - come leggiamo su Repubblica - Mancini si sarebbe "rifiutato di considerare qualsiasi limitazione alla sua libertà di movimento".


Firmando quel documento a garanzia, secondo voci indiane, Mancini avrebbe 'rinunciato' all'immunità diplomatica, garantita dall'articolo 29 della Convenzione di Vienna. Ma una fonte anonima del ministero degli Esteri indiano avrebbe ammesso che New Delhi non può obbligare Mancini a rimanere nel Paese.


Quello tra Italia e India insomma è un braccio di ferro senza senso, dopo che per mesi si è cercato di risolvere la questione con la diplomazia. Si è tirata in ballo la questione della giurisdizione prima che il tribunale si sia definitivamente espresso. Di sicuro, come ha dimostrato la perizia indiana, la nave si trovava nella 'zona contigua', ovvero "il tratto di mare che si estende fino alle 24 miglia nautiche dalla costa, entro le quali è diritto di uno Stato far valere la propria giurisdizione". Quindi...l'India.


Ma secondo l'Italia i militari svolgendo un servizio antipirateria, come previsto dalle leggi che regolano il diritto del mare, devono rispondere di quanto commesso nel nostro Paese.


Non se ne esce per il momento.


Foto | Getty Images

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