Cinghiali radioattivi: Valsesia, attenzione anche ai funghi

Tutta la zona della Valsesia può essere a rischio. Intanto, si stanno esaminando nuovi campioni di carne di cinghiale.

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Rischia di allargarsi l'allarme sulla contaminazione radioattiva dei cinghiali della Valsesia. Secondo Pier Luigi Cazzola, direttore dell'Istituto zooprofilattico dell'Asl di Vercelli, infatti, "bisogna fare attenzione anche ai funghi e ad altre radici, che poi sono il cibo dei cinghiali stessi". Insomma, rischiamo di pagare a 30 anni di distanza le conseguenze del disastro di Cernobyl.


Cazzola, che ha parlato in esclusiva a Notizia Oggi Vercelli, aggiunge: "E' chiaro che i controlli andavano fatti prima. E non stupiamoci se tra 300 anni troveremo ancora tracce del Cesio 137, l'isotopo fuoriuscito dalla centrale russa nel 1986 e che si è depositato nel terreno". Gli esperti cercheranno di mappare il territorio a rischio, sentendo i cacciatori. 

Intanto, "dopo i primi 27, ora stiamo esaminando altri 150 campioni di carne di cinghiale provenienti dalla Valsesia e cacciati mesi orsono. Speriamo così di bloccare le vendite della carne contaminata. Entro maggio speriamo di aver esaminato un migliaio di campioni". 


Cazzola ricorda un altro caso che ha riguardato in passato il Piemonte:"Sono state trovate tracce di Cesio 137 anche nel latte bovino e di capra degli alpeggi cuneesi. Sarebbe bene controllare tutto il territorio italiano per poi bonificare le zone a rischio". 


Un consiglio, prima di chiudere: "Non incenerire i campioni di cinghiale esaminati, ma interrarli per evitare che l'isotopo venga rilasciato nell'aria, rendendo di nuovo tutta la zona radioattiva".


Foto | © Getty Images

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