La piccola Sofia e le cure con le staminali: i dubbi degli scienziati

La medicina ha bisogno di prove: lo ribadiscono gli scienziati che in questi giorni hanno scritto al ministro Balduzzi.

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UPDATE! 20 marzo
Un aggiornamento sul caso di Sofia: il giudice di Livorno ha dato il via libera per il completamento della 'terapia'.


Le immagini della piccola Sofia, di cui ci stiamo occupando da qualche giorno, hanno commosso e intenerito tutto il Paese, scatenando una reazione senza precedenti al grido di "Ministro Balduzzi, permetta le cure per Sofia".

Il caso della bambina di tre anni e mezzo che soffre di leucodistrofia metacromatica (una malattia degenerativa che paralizza e rende ciechi) era emerso qualche settimana fa, nel corso della trasmissione televisiva Le Iene. Dopo un primo 'appello', e dopo 'il permesso' del ministro della Salute per una nuova somministrazione di cellule staminali, è arrivato un nuovo stop dagli Spedali Civili di Brescia. Perchè per le altre tre infusioni previste dal metodo Stamina mancano le autorizzazioni.


Mentre il Tribunale di  Pesaro accoglie il ricorso presentato dalla famiglia di Federico, un bambino di 26 mesi che soffre del morbo di Krabbe (e che potrà quindi essere sottoposto al metodo Stamina come leggiamo sul Corriere), persistono i dubbi della comunità scientifica.


Lo scorso 14 marzo ben 13 scienziati (ricercatori, filosofi della scienza, giuristi, rettori, storici della medicina) hanno scritto una lettera aperta a Balduzzi 'contro' il metodo Stamina (qui la lettera integrale):


"Non esiste nessuna prova che queste cellule abbiano alcuna efficacia nelle malattie per cui sarebbero impiegate. Non esiste nessuna indicazione scientifica del presunto metodo originale secondo il quale le cellule sarebbero preparate. Ci sembra questo uno stravolgimento dei fondamenti scientifici e morali della medicina, che disconosce la dignità del dramma dei malati e dei loro familiari"


Non bisogna insomma prendere decisioni sull'onda emotiva, in seguito a campagne mediatiche. La lettera prosegue:


"La neutralità intellettuale e morale scelta dal Ministero, rispetto al vero merito della questione sollevata, oggettivamente incoraggia e supporta pratiche commerciali che direttamente o indirettamente sottendono alla propaganda di terapie presunte"


Le cosiddette terapie compassionevoli non possono essere "un percorso utile ad allentare la vigilanza regolatoria".


Pare che il metodo Stamina non sia pubblico perchè è stato chiesto il brevetto: perchè la Stamina Foundation non rende a questo punto noto il metodo, per sottoporlo a verifica e renderlo praticabile da tutti - si chiede il giornalista del Corriere -?


Inoltre secondo Elena Cattaneo (Università degli Studi di Milano) e Gilberto Corbellini (Sapienza Università di Roma), autori di un articolo sul Sole24Ore,


"Anche se è difficile farsi ascoltare quando le emozioni prendono il sopravvento, bisogna ribadire in che modo nascono le cure mediche. Cioè quali procedure garantiscono ai malati che, sottoponendosi a un trattamento approvato o in sperimentazione, non subiranno ulteriori danni, oltre la malattia. O non saranno imbrogliati. Ebbene si tratta di esaminare con obiettività delle prove"


Una 'cura' quindi, per essere definita efficace, come si diceva già poco sopra, deve poter essere replicata in altre sedi, e ottenere i medesimi risultati. E, sulle staminali, bisognerebbe prestare attenzione:


"Le aspettative sulle staminali sono smisurate rispetto alle conoscenze, e i continui annunci dannosi. Fanno credere che già curino e domani cureranno di più e tutto. Non è così"


Secondo Cattaneo e Corbellini con l'espressione "terapie compassionevoli" (previste da una legge del 2006) si indica l'impiego razionale di un trattamento "laddove non ve ne siano altri, in fase di sperimentazione clinica. Cioè di cui ancora non si sa se è sicuro ed efficace. E non deve costare soldi al malato".


La comunità scientifica insomma teme che il 'caso Sofia' e quelli simili al suo diventino un pericoloso precedente: che aprano cioè le porte in futuro a qualsiasi tipo di 'terapia' non testata secondo le regole scientifiche.


Con tutti i rischi conseguenti.

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