Giornalisti italiani rapiti in Siria: Farnesina chiede "massimo riserbo"

I quattro stavano preparando un documentario per "La Storia siamo noi", programma di approfondimento della Rai.

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Quattro giornalisti italiani sono stati rapiti in Siria. Il ministro degli Esteri italiano ha subito attivato l'unità di crisi, chiedendo a tutti il "massimo riserbo". Le famiglie dei reporter del nostro Paese sono già state contattate e avvertite. 


I nomi degli italiani trattenuti in Siria sono: Armando Ricucci (Rai), il fotografo Elio Colavolpe, il documentarista Andrea Vignali e la freelance Susan Dabbous. Erano da qualche giorno al lavoro per il reportage "Silenzio si muore" del programma Rai "La storia siamo noi". La tv pubblica italiana ha chiesto "la massima collaborazione e il massimo riserbo". 

Dopo le prime ore di angoscia, successivamente la posizione dei quattro pare essersi leggermente alleggerita: sarebbero infatti in stato di fermo per "verificare le credenziali". Aya Homsi, blogger e attivista siriana che vive a Bologna, animando il gruppo di Facebook "Vogliamo la Siria libera", ha scritto sul suo profilo fb che i quattro giornalisti stanno bene, che hanno passato una notte tranquilla facendo colazione e che, "entro domani saranno qui a rispondervi loro". 


La Rai ha chiesto comunque il silenzio stampa: "Notizie sommarie o imprecise potrebbero nuocere all'incolumità dei colleghi, nostra unica priorità". I giornalisti facevano base in Turchia, sarebbero entrati in Siria lo scorso 2 aprile; due giorni dopo, la redazione non è più riuscita a mettersi in contatto con loro. Forse sono stati fermati per aver ripreso postazioni militari siriane. I servizi segreti del nostro Paese sono in contatto con esponenti vicini ai ribelli. 


Foto | © Getty Images

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