Immolazioni in Tibet: altre tre vittime, due monaci e una donna

Dal 2009 a oggi sono 117 i tibetani che si sono autoimmolati per protestare contro l'annessione alla Cina e l'esilio del Dalai Lama.

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Altre tre immolazioni in Tibet: questa volta è toccato a due monaci e a una donna, che hanno portato il bilancio - dal 2009 a oggi - a 117 casi. Le proteste avvengono per chiedere il ritorno del Dalai Lama e per manifestare il dissenso all'annessione del Paese alla Cina. I nuovi tre casi sono stati resi noti dalla radio Free Asia, che trasmette da Dharamsala, cittadina dell'India dove ha sede il governo tibetano in esilio.


Gli episodi sono avvenuti nella prefettura di Aba e hanno avuto esito letale. Siamo nella provincia sud-occidentale del Sichuan, confinante con il Tibet propriamente detto. Due delle vittime erano monaci buddhisti, che sono stati identificati come Lobsang Dawa di 20 anni e Konchog Woeser di 22.

Si sono dati fuoco all'interno del monastero di Taktsang Lhamo Kirti. La terza vittima è una donna di 23 anni, le cui generalità non sono state rese note. Le autorità cinesi ufficialmente hanno negato di essere a conoscenza dell'accaduto, ma hanno ordinato la cremazione dei corpi. E' prassi comune, da parte del governo di Pechino, disporre questa pratica per evitare manifestazioni di massa durante i funerali. 


Dei 117 tibetani che si sono autoimmolati dal 2009 a oggi, la maggior parte ha perso la vita. La Cina naturalmente tende a nascondere questi episodi, che sono forme di protesta dure contro l'annessione del Tibet alla Repubblica Popolare Cinese. 


Foto | © Getty Images

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