Crollo in Bangladesh: protesta di piazza per chiedere giustizia

Disordini, fabbriche incendiate e scontri con la polizia: questo il day after a Dacca dopo la tragedia di ieri.

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Più di 300 morti e di mille feriti, 62 persone tratte in salvo e forse altre 300 sotto le macerie: è il bilancio ancora provvisorio del crollo di un centro commerciale, avvenuto ieri in Bangladesh, a Dacca. La cronaca oggi parla di una manifestazione spontanea degli operai e dei lavoratori tessili, che sono scesi in piazza per chiedere giustizia: "A morte i responsabili". In corteo anche semplici cittadini, tutti a chiedere di individuare chi non ha preso le precauzioni necessarie a evitare una tragedia di simili proporzioni.


I media locali riferiscono di violenti scontri tra manifestanti e polizia. Gli agenti hanno utilizzato anche lacrimogeni e proiettili di gomma. Due fabbriche di confezioni sono state incendiate, decine le auto danneggiate dalla furia di chi era per le strade.

Per il secondo giorno consecutivo, gli operai hanno bloccato l'autostrada. La richiesta? Pena di morte per i responsabili del crollo del Rana Plaza, costituito da otto piani e sbriciolatosi ieri mattina nel sobborgo di Savar per l'inosservanza delle misure di sicurezza. All'interno c'erano cinque aziende di abbigliamento per l'esportazione.


I dimostranti, armati di spranghe e bastoni, hanno praticamente assaltato le fabbriche oggi, imponendone la chiusura. Hanno cercato d'incendiare anche negozi e bancarelle, sfogando la loro rabbia contro qualunque cosa ci fosse sul loro cammino. Rivolte anche in altre città, non solo a Dacca. 


In un comunicato, Human Rights Watch richiede un intervento urgente da parte delle autorità per la tutela dei diritti dei lavoratori, che nel Paese asiatico non hanno tutela. In particolare i dipendenti delle aziende tessili, costretti a turni massacranti per uno stipendio mensile medio pari a 28 euro. Anche molte delle vittime del Rana Plaza, che in un primo momento erano state fatte allontanare dal palazzo dopo la segnalazione di alcune crepe, ma poi erano state fatte tornare. Poco prima del crollo.


Foto | © Getty Images

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