Il lato oscuro della 'primavera araba': le violenze sessuali in Egitto e Libia

Molti i casi di stupro durante le manifestazioni contro il governo: una panoramica sulla situazione

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La primavera araba è stata sinonimo per molti di libertà. Ma c'è un lato inquietante legato alle manifestazioni che in molti Paesi hanno portato al crollo del governo: gli stupri e le violenze contro le donne.

Ve ne parlavamo qualche giorno fa a proposito dell'Egitto in rivolta: soltanto durante le manifestazioni anti-Morsi di domenica 30 giugno a Il Cairo il gruppo Operazione contro le aggressioni sessuali ha denunciato 46 stupri, e in tutto nei quattro giorni sono state contate quasi 100 aggressioni - comprese numerose violenze sessuali commesse in mezzo alla folla -.


Nei mesi scorsi le donne egiziane erano già scese in piazza per denunciare il preoccupante fenomeno: a gennaio, in piazza Tahrir, in occasione del secondo anniversario delle proteste del 2011, sono state riportate 19 aggressioni.


Ma il problema delle violenze sessuali è presente anche in Libia: martedì 2 luglio alla Camera dei Deputati, nel corso del convegno "La verità necessaria - I processi di riconciliazione delle primavere arabe", una giovane libica ha raccontato quanto subìto dopo il suo arresto, avvenuto dopo che lei ed alcune amiche erano state riprese dalla televisione Al Jazeera mentre invitavano altre studentesse a scendere in piazza contro Gheddafi.


Ecco un stralcio del suo racconto:


"Mi hanno arrestata, e tenuta nuda per tutto il tempo. Gli stupri erano continui, poi le scariche elettriche. Chiedevo che chiudessero la porta almeno quando dormivo. Le mie amiche, non le ho più viste. E la mia famiglia che mi dice, se non ti fossi messa a fare i proclami oggi non ti sarebbe successo nulla"

Il giornalista libico e collaboratore del Corriere Farid Adly ha riportato:


"Gli stupri in Libia sono all'ordine del giorno anche dopo la liberazione. Qualche giorno fa gli studenti dell'Università di Tripoli hanno dichiarato lo sciopero contro le molestie sessuali subite dalle studentesse da parte degli armati barbuti che avrebbero dovuto garantire la sicurezza del campus e invece approfittavano della situazione per vendicarsi sulle ragazze che non portavano il velo"


Il ministero della Cultura libico a questo proposito ha lanciato una campagna di sensibilizzazione contro le molestie sessuali con un video dal titolo "Può essere tua sorella".


Intanto in Turchia, durante le proteste delle scorse settimane, la polizia era stata accusata di violenza sessuale. Ne parlava qualche giorno fa in ministro degli Esteri Emma Bonino, riferendo in Senato sulle vicende turche e sul processo di adesione di Ankara all'Unione europea:


"Il governo italiano continuerà a sensibilizzare quello turco perché, come richiesto anche da mozioni presentate qui in Senato, sia fatta luce su quanto avvenuto, inclusi gli asseriti casi di violenza su donne, che ad oggi non hanno tuttavia trovato conferma ufficiale"


Ma anche in Tunisia la situazione è critica. Continua infatti lo scontro tra gli islamisti, saliti al potere dopo la rivoluzione, e l'opposizione, laica: emblematico il caso dell'attivista Amina Tyler, in carcere per aver pubblicato sul web una sua foto a seno nudo. Amina, come leggiamo su Repubblica, rischia due anni di carcere per "profanazione di sepolture" (ha dipinto la parola Femen sul muro del cimitero di Kairouan in segno di protesta contro un raduno salafita) e altri sei mesi per "attentato alla morale". Se verrà riconosciuta anche l'aggravante di "associazione a delinquere", le pene potrebbero anche diventare più pesanti.


Foto | Getty Images

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