Stamina, Nature accusa Vannoni di plagio: Lorenzin, "Mostri le carte"

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha chiesto a Vannoni di consegnare il protocollo

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La mobilitazione 'salva Stamina' partita mesi fa ha sortito i suoi effetti: la sperimentazione clinica è stata autorizzata, tutte le carte sono state firmate da chi di dovere - nonostante le perplessità della comunità scientifica -. Eppure Davide Vannoni - creatore del 'metodo' - non è mai sembrato soddisfatto, anzi, è sempre apparso quasi 'infastidito' dalle richieste del Ministero della Salute.

Negli ultimi giorni il caso è nuovamente esploso. La rivista Nature ha infatti nuovamente lanciato contro di lui accuse pesanti: il 'metodo stamina' sarebbe basato su dati erronei e sarebbe frutto di un plagio. I dati infatti ricarcherebbero quelli di una ricerca pubblicata nel 2003 da un gruppo russo-ucraino coordinato da Elena Schegelskaya, dell'università Kharkov. Nature definisce Vannoni come "uno psicologo trasformato in imprenditore medico" e segnala che non c'è alcuna evidenza che la terapia sia efficace.


Elena Cattaneo, direttrice del Laboratorio di cellule staminali dell'università di Milano, ha confermato alla rivista:


"Nessuno finora è stato in grado di dimostrare in modo convincente che sia possibile trasformare una cellula del midollo osseo in una cellula nervosa"


Dello stesso avviso il direttore dell'Istituto per le cellule staminali e la medicina rigenerativa dell'università di Stanford, Irving Weissman e il direttore generale dell'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), Luca Pani.


Cattaneo ha aggiunto - fonte Corriere -:


"Nel 2012 Vannoni sosteneva di non poter rivelare la sua metodologia perché soggetta a brevetto. Poi nel marzo di quest'anno ha dichiarato di averla resa pubblica. Come mai? È successo che la richiesta di brevetto è stata respinta dalle autorità americane, che la Stamina non ha ritirato in tempo i documenti e questi ultimi sono diventati di dominio pubblico"


L'Ufficio brevetti degli Stati Uniti aveva respinto la richiesta di Vannoni per "insufficienti dettagli metodologici" e perché le cellule in coltura sembravano "riflettere cambiamenti citotossici".


L'articolo insomma ha finalmente contribuito a smuovere la situazione, dopo che per mesi gli appelli degli scienziati sono stati ignorati. L'Associazione Luca Coscioni, chiede misure drastiche:


"Chiediamo al Ministero della Salute di interrompere immediatamente ogni rapporto con Vannoni & Co e denunciarli alla magistratura per il reato di truffa ai danni dello Stato; sciogliere la commissione e cancellare la sperimentazione, e illustrare in Parlamento i motivi della decisione; istituire una commissione di inchiesta per stabilire se qualche consulente del Ministro abbia agito come portatore di interessi personali o di altri privati, inducendo il Ministero e il Parlamento ad assumere decisioni che hanno esposto il Paese al ridicolo internazionale"


Vannoni ha però commentato così le accuse:


"È il solito articolo politico e non scopre nessun segreto. Noi abbiamo sempre lavorato e condiviso materiale con i russi e gli ucraini, che ci hanno aiutato a perfezionare la metodica. Non c'è niente di trafugato e ho già detto in varie occasioni che il nucleo della metodica deriva dagli studi di due scienziati russi. Peraltro i russi hanno insegnato e lavorato con noi in Italia"


Intanto il ministro della Salute Beatrice Lorenzin è intervenuta e ha chiesto a Vannoni di consegnare il protocollo - che doveva già essere nelle mani del dicastero il primo luglio -:


"La denuncia di Nature è molto grave. A questo punto Vannoni ha una strada percorribile tracciata dal Parlamento: consegnare il protocollo ad un comitato composto da profili di altissimo livello senza fare trattative che nulla hanno a che fare con la costruzione di comitati scientifici"


'Diktat' che Vannoni ha definito "arroganti e inaccettabili", ma annuncia che si sta "ultimando la standardizzazione del protocollo, come ci è stato richiesto, e siamo pronti a consegnare il metodo a partire dall'8 luglio, ma con una serie di garanzie di trasparenza".


Foto | Getty Images

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