Tunisia, processo d'appello per Amina Tyler: l'attivista si è tolta il velo in aula

A Sousse erano presenti i sostenitori del Comitato FreeAmina e i rappresentanti di associazioni per i diritti dell'uomo. La sentenza arriverà l'11 luglio

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Si è svolto giovedì 4 luglio a Sousse il processo d'appello ad Amina Tyler, l'attivista di 18 anni che qualche mese fa aveva messo in rete alcune sue immagini a seno nudo in segno di protesta.

La ragazza ieri ha dovuto affrontare l'accusa di detenzione di gas paralizzante (in primo grado è stata condannata a 300 dinari di multa), mentre nei prossimi giorni dovrà affrontare quello per "profanazione di sepolture", per aver dipinto la parola Femen sul muro del cimitero di Kairouan in segno di protesta contro un raduno salafita, e altri sei mesi per "attentato alla morale". Se verrà riconosciuta anche l'aggravante di "associazione a delinquere", le pene potrebbero anche diventare più pesanti.


Intanto, riporta Repubblica, Amina in tribunale si è tolta il velo, il sefseri, che viene fornito a tutte le donne in tribunale: il velo non è obbligatorio, ma viene fornito come 'protezione'. La ragazza ha anche mostrato il pugno chiuso e ha fatto il gesto di vittoria.

Radhia Nasraoui, avvocatessa tunisina e militante contro la tortura e per la difesa dei diritti dell'uomo, ha spiegato perchè Amina dovrebbe essere scarcerata:

"La detenzione di Amina è una detenzione arbitraria, non doveva essere arrestata non ha commesso alcun crimine e alcuna infrazione alla legge. Il dossier che è attualmente dal giudice Istruttore, al Tribunale di prima istanza di Kairouan, è vuoto. Ma, nonostante questo, vede tre capi di imputazione: attentato al pudore, che non è vero perché Amina non si è svestita; profanazione di cimitero, anche questo non è vero; ma la cosa più rivoltante è l'accusa di appartenenza ad un'associazione di 'malfattori' che ha come obiettivi di portare a termine delitti contro cose o persone. Trovo che questa ultima accusa sia scandalosa. Amina è sola in questo dossier, non appartiene ad alcun gruppo, nemmeno a Femen, ha detto che non appartiene a quel movimento. Tuttavia anche se appartenesse al movimento Femen, non è un movimento che ha l'obiettivo di danneggiare persone o cose. E' un dossier che mi ricorda il periodo Ben Ali, quando venivano creati dei processi e delle cause ad hoc solo per gli oppositori politici"

Halim Meddeb, avvocato e attivista, ha precisato:


"Non c'è una prova sola contro Amina. Dov'è la presunta associazione di malfattori? Ho detto al giudice istruttore 'a chi dovrebbe essere associata Amina? Al diavolo? Lei è sola, il dossier e l'accusa sono vuoti inesistenti. Lei è in detenzione preventiva, misura eccezionale quando c'è il pericolo che gli imputati facciano un altro crimine e che sono pericolose per la comunità. Qui non abbiamo alcun crimine pericoloso. Amina è in prigione per un'opinione politica, come è stata arrestata per istruzioni dall'alto, andrà ad essere liberata da decisioni dall'alto. La giustizia ha dimostrato in questo affare che non è indipendente"


La sentenza arriverà l'11 luglio ed erano presenti in città i sostenitori del Comitato FreeAmina, rappresentanti di associazioni come Amnesty International, l'Organizzazione Mondiale Contro la Tortura e l'Associazione delle donne democratiche tunisine.


Foto | Getty Images

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