Stamina, Lorenzin attacca i tribunali: "Stamina non è una cura, si rischia di creare illusioni"

Non è ancora partita la sperimentazione su Stamina, e il ministro della Salute invita alla cautela

Immagine di anteprima per 167766879.jpg


Davide Vannoni, presidente di Stamina Foundation, venerdì 5 luglio aveva annunciato che consegnerà il famoso protocollo, che darà il via alla sperimentazione di 18 mesi, il 1° agosto (con un solo mese di ritardo). Il 12 luglio si recherà ad un incontro con il Comitato scientifico che dovrà poi stabilire se le cure hanno validità scientifica.

Vannoni ha parlato ancora delle richieste di Stamina:


"Nell'incontro cominceremo a discutere delle nostre richieste. Da parte dell'Iss c'è stata un'apertura al dialogo e quindi speriamo di arrivare a un punto di incontro"


Si chiede che - fonte TMNews -:


"La standardizzazione che stiamo facendo della metodica non venga in alcun modo modificata; spetti a Stamina la scelta delle tre patologie su cui fare la sperimentazione; venga individuato un solo laboratorio per la produzione cellulare in cui i nostri biologi possano controllare la produzione; vengano individuati al massimo due centri per le applicazioni cliniche e le valutazioni che siano in prossimità del centro di produzione e venga nominata una Cro (organismo di controllo internazionale super partes) che certifichi tutti i dati ottenuti e l'applicazione della buona pratica clinica"


Ma il ministro della Salute intanto ha messo in guardia i pazienti, e soprattutto i tribunali che in questi mesi hanno autorizzato le terapie non ancora sperimentate (soprattutto, alla luce delle accuse sollevate recentemente dalla rivista scientifica Nature, e dagli scienziati che da mesi contestano il famigerato 'metodo').


Beatrice Lorenzin, ai microfoni di Radio 1, ha precisato:


"I pazienti non devono pensare a Stamina come un metodo di cura perché non lo è. Sbaglia chi, in deroga alle norme vigenti e alla sospensione del Tar per quanto riguarda gli ospedali di Brescia, continua ad autorizzare pazienti a sottoporsi a delle cure che non sono tali, è un grande errore che crea confusione e illusioni nella fascia di popolazione affetta da malattie rare o incurabili. Ricordo che il trattamento deve ancora essere sperimentato e ancora non è chiaro per quali malattie potrebbe essere efficace, quindi non è una cura"


Sembrano insomma lontani i fasti di Vannoni, considerato fino a poco tempo fa alla stregua di un guru salvifico.


'Contro' di lui è partito anche il quotidiano La Stampa, che in una serie di articoli racconta la sua storia: dalle "denunce di chi avrebbe pagato fior di quattrini per farsi curare con il 'metodo Stamina' (anche se Vannoni ha detto all'Adnkronos: "Carmine Vona intervistato oggi da 'La Stampa' lo conosco, e' stato un nostro paziente, ma non ha pagato una lira per le sue cure. Ho dato mandato ai miei avvocati di querelare il quotidiano. Perchè contro di me non ci sono 62 denunce ma solo 9. L'inchiesta della Procura di Torino riguarda fatti che risalgono al 2008. Ribadisco che nessuno dei pazienti di Brescia ha mai pagato un centesimo per il metodo Stamina e io non prendo lo stipendio"), alle sperimentazioni fatte "in uno stanzino del sottoscala di 'Cognition'", la società creata da Vannoni che si occupava di comunicazione e indagini di mercato.


Inoltre, c'è l'accusa di possibili speculazioni, in merito alle quali Lorenzin ha aggiunto:


"Di fronte a vicende come questa che riguardano la sperimentazione di cure per malattie rare con metodologie non ortodosse è evidente che ci possano essere interessi economici in agguato"


Si fa riferimento alla notizia apparsa qualche giorno fa relativa ai finanziamenti di una multinazionale, Medestea, a Stamina Foundation. Vannoni in merito a questo ha precisato:


"Medestea doveva finanziare parte della nostra attività con due milioni di euro, ma è in crisi di liquidità, per cui ce ne ha dati solo 450mila. Speriamo che ci siano altri versamenti"


Foto | Getty Images

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO