Differenze tra convivenza e matrimonio: per legge da ora in poi i figli saranno tutti uguali

Il ddl dovrebbe essere approvato durante il prossimo Consiglio dei ministri, come anticipato dal ministro Cancellieri

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Dopo anni di incertezze e timide prese di posizione, è in arrivo una vera e propria rivoluzione per quanto riguarda le famiglie italiane: con il ddl che sarà discusso durante il prossimo Consiglio dei Ministri, i figli - sia quelli nati fuori dal matrimonio, che all'interno del matrimonio che adottati - saranno tutti equiparati. Oggi in Italia un bambino su quattro è nato fuori dal matrimonio.

La legge in questione (parificazione giuridica dei figli), approvata dal Parlamento alla fine dell'anno scorso, avrà anche a brevissimo l'approvazione del Governo e prevede che tutti i figli avranno da ora in poi gli stessi diritti, anche per quanto riguarda i diritti in caso di eredità.


Tra le variazioni in programma, sarà modificata la nozione di 'potestà genitoriale' con la 'responsabilità genitoriale', e saranno modificate anche le disposizioni di diritto internazionale privato in merito.


Con questa novità insomma si scioglierà finalmente una delle più grosse differenze tra matrimonio e convivenza. Restano a questo proposito ancora aperti i nodi sull'ottenimento della pensione di reversibilità in caso di decesso del partner (tranne gli onorevoli, che possono lasciarla al partner more uxorio), sul mantenimento in caso di 'separazione', sul regime patrimoniale della coppia - cosa che avviene nel matrimonio con comunione dei beni - e il diritto ad avere l'eredità in assenza di testamento (serve infatti un documento ufficiale che indichi uno dei due conviventi come erede).


Dopo il fallimento di Pacs, Dico e DiDoRe - non si può certo dire che ai nostri governanti manchi la fantasia con le abbreviazioni -, allo stato attuale delle cose, per tutelare la convivenza dal punto di vista patrimoniale (quindi non per quanto riguarda eredità, coabitazione e l'obbligo di fedeltà), è possibile redigere una scrittura privata, un cosiddetto 'accordo di convivenza'. Che però, al di là del problema legato al costo, non può essere impugnato davanti a un giudice nel caso in cui una delle parti non rispetti gli accordi sottoscritti, dato che vale, di fatto, come un contratto verbale.


La legge italiana comunque prevede la convivenza more uxorio già citata: l'unico documento che può attestare questo status è il certificato di stato di famiglia (che si fa presso l'ufficio anagrafe di ogni Comune).


Infine, per quanto riguarda le visite durante i ricoveri ospedalieri non esiste una regolamentazione di legge, ma sono previste nei regolamenti interni delle strutture. Non esiste invece una linea chiara sulle decisioni per così dire di 'emergenza' (es. espianti) che sono sempre spettate alla famiglia.

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