Fukushima: 2mila lavoratori a rischio cancro alla tiroide

Gli esami sulle ghiandole tiroidee dei lavoratori della centrale saranno lasciati alla responsabilità della Tepco e saranno volontari.

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La Tepco, l'utility che gestisce la centrale nucleare giapponese di Fukushima, ha ammesso per la prima volta che 1.973 persone che hanno lavorato nell'impianto sono a più alto rischio di sviluppare il tumore alla tiroide, in base all'esposizione alle radiazioni (con dosi superiori ai 100 millisievert, considerati soglia di rischio in base agli standard internazionali).


Il numero è dieci volte superiore a quello reso noto in precedenza. E rappresenta il 10 per cento dei lavoratori che sono stati sottoposti a controlli generici (19.592, di cui 3.290 dipendenti diretti e 16.302 indiretti). A dicembre, si era parlato di 178 a rischio su 522 esaminati. 

Con l'aumento dei controlli, la revisione dei risultati degli esami e stime sull'esposizione al cesio radioattivo laddove non fossero disponibili i test sulle ghiandole, la Tepco è arrivata alla nuova cifra. E ha spiegato che provvederà a rendere gratuiti, a vita, i controlli sanitari per i quasi 2mila soggetti a più alto rischio.


In pratica, gli esami sulle ghiandole tiroidee dei lavoratori della centrale saranno lasciati alla responsabilità della Tepco stessa, saranno volontari e non ci sarà l'intervento delle autorità sanitarie: una cosa pazzesca, considerati i numeri di cui abbiamo appena parlato.


Fukushima continua a essere fonte di problemi. A inizio settimana, il responsabile dell'autorità di regolamentazione del settore nucleare aveva dichiarato che ci sono forti motivi per ritenere che l'Oceano Pacifico sia costantemente inquinato dalle fuoriuscite di acqua radioattiva che filtrano dai terreni della centrale. Una settimana fa, a 58 anni, è morto di cancro Masao Yoshida, l'uomo che gestì l'emergenza dopo il guasto.


Foto | © Getty Images

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