Ilva, i sindacati sul piede di guerra. Il Gruppo Riva: "Chiusura atto dovuto"

Il ministro dello Sviluppo Economico incontrerà lunedì i vertici di Ilva: sul tavolo il destino di 1400 lavoratori

Aggiornamento 13 settembre, ore 18.23 - Lunedì sarà un giorno di mobilitazione per i lavoratori di Riva Acciaio, sconvolti dalla messa alla porta all'indomani del maxisequestro da un miliardo di euro a danno del Gruppo Riva.

Fim Cisl, Fiom e Uilm hanno annunciato una mobilitazione sindacale su tutta la linea, chiedendo al governo di intervenire contro la decisione del Gruppo di chiudere 13 stabilimenti fermandone la produzione e mettendo "in libertà" i lavoratori. Decisamente fatalista la versione fornita da Riva Acciaio:

"Il sequestro ha sottratto alla proprietà la libera disponibilità degli impianti e dei saldi attivi di conto corrente. In ottemperanza a tale provvedimento l'azienda ha pertanto dovuto procedere con immediatezza alla messa in sicurezza degli impianti. Il gruppo è consapevole dell'impatto sociale provocato dalla disposizione impostale e ribadisce il proprio massimo impegno a collaborare con tutte le istituzioni per ricercare le migliori soluzioni a salvaguardia dei propri lavoratori e del patrimonio aziendale."

Insomma, una specie di atto dovuto più che una scelta aziendale.

Ilva, Zanonato: "L'azienda chiederà la procedura Cig"

La mossa (poco) a sorpresa della famiglia Riva, che ha deciso di chiudere 7 stabilimenti di produzione acciaio dopo il sequestro di 916 milioni di euro, mettendo a rischio il destino di 1400 lavoratori e delle loro famiglie, ha fatto immediatamente il giro delle stanze dei palazzi romani.

Il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato ha annunciato che lunedì 16 settembre incontrerà il Presidente di Ilva Spa Bruno Ferrante proprio per discutere il merito della decisione di Ilva e tentare di trovare una soluzione al dramma occupazionale che si prefigura all'orizzonte.

Il dualismo "lavoro/salute" con il quale i Riva hanno dettato i tempi degli investimenti e delle bonifiche (secondo la procura di Taranto mai avvenute, tant'è che la ricerca di 8,1 miliardi di euro ha proprio il dichiarato scopo di reperire i soldi, mai investiti, per ammodernamento degli impianti e bonifiche ambientali) resta dunque al centro dell'agenda Ilva: Zanonato ha fatto presente di voler scongiurare il commissariamento ma, rivolgendosi ai sindacati, di essere disponibile a valutare e mettere in campo misure a sostegno del reddito dei lavoratori disoccupati:

"A tutti i lavoratori sarà concessa la cassa integrazione. Quanto al commissariamento è un'ipotesi che non sono in grado di prendere in considerazione: si ragiona su cento cose e ho valutato anche un’ipotesi di commissariamento ma con la legge Ilva mi pare impossibile perché queste acciaierie non hanno una situazione di disastro ambientale."

ha dichiarato ai cronisti Zanonato, prima di recarsi a Palazzo Chigi, a conclusione dell'incontro con i sindacati. La cassa integrazione è dunque la soluzione certa per i 1400 operai del Gruppo Ilva; anche il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi è intervenuto in materia:

"È un problema molto serio sul quale dobbiamo ragionare per uscire da questa situazione perché 1.500 posti che si perdono nel nostro Paese sono un altro colpo drammatico per 1.500 famiglie. Credo che ci voglia un po' di buon senso per discutere e trovare una soluzione equilibrata."

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