Bangladesh: leader islamista condannato a morte per i reati del 1971

Nel 1971, il partito islamista aveva appoggiato il Pakistan nella guerra per l'indipendenza. Secondo dati non ufficiali, in quella che si dimostrò essere una vera e propria guerra civile, perirono tre milioni di persone e centinaia di migliaia di donne vennero violentate.

Gente in piazza

Abdul Quader Mollah, vicesegretario del partito Jamaat-e-Islami, è stato condannato a morte dalla Corte Suprema del Bangladesh per i crimini e le violenze commesse nella guerra d'indipendenza del 1971. A febbraio era stato condannato all'ergastolo, ma sia l'accusa sia la difesa avevano presentato appello. Il leader islamista, 65 anni, è stato ritenuto colpevole della morte di 344 persone, ma anche di torture e stupri.

Nel 1971, il partito islamista aveva appoggiato il Pakistan nella guerra per l'indipendenza. Secondo dati non ufficiali, in quella che si dimostrò essere una vera e propria guerra civile, perirono tre milioni di persone e centinaia di migliaia di donne vennero violentate. A febbraio, la condanna all'ergastolo aveva scatenato settimane di proteste popolari a Dacca da parte di persone che chiedevano la pena capitale per l'uomo politico.

Abdul Quader Mollah si è sempre professato innocente. Il suo avvocato difensore, Tajul Islam, ha espresso tutta la sua rabbia dopo la sentenza: "Siamo sbalorditi da questo verdetto. E' la prima volta nella storia giudiziaria dell'Asia del sud che una Corte Suprema aggrava una pena comminata in primo grado". Un dato di fatto è che oggi in molti esultano nel Paese per la sentenza della Corte Suprema.

In un periodo in cui c'è poco da essere felici in Bangladesh a causa di una grave crisi politica che porta instabilità sociale e violenze. A fine 2013 dovrebbero tenersi le elezioni generali, per mettere un po' di ordine. Anche se questa parola, ordine, mette paura ai cittadini del Bangladesh. Troppo fresco il ricordo dello stato d'emergenza imposto nel 2007 e nel 2008, con un governo sostenuto dall'esercito.

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