Kenya, strage di Nairobi: il racconto di una testimone | Esclusiva Blogo

Alessandra Argenti, presente al Westgate Mall poco prima dell’attacco del gruppo di Shabaab, racconta a Blogo che cosa è successo nel centro commerciale di Nairobi

Alessandra Argenti è un’italiana residente a Nairobi. Ieri, mezz’ora prima dell’attacco terroristico del gruppo Shabaab si trovava nel centro commerciale Westgate Mall per compiere un prelievo bancario e fare la spesa. Ha deciso di raccontare la sua esperienza a Blogo. Il racconto è stato raccolto telefonicamente da Nadia Bramante.

Le tensioni fra Kenya e Somalia


“Nairobi si trova a due passi dal confine somalo-keniota e in molti entrano come rifugiati organizzandosi poi in squadroni qui in Kenya. Le tensioni sono cominciate dopo che nel 2011 le truppe sono entrate in Somalia. La reazione è stata l’inizio degli attentati con lancio di granate nelle strade di Nairobi. Ma in questi attentati le vittime erano una o due, nulla in confronto di quello che è successo adesso. In quei casi gli attacchi erano più rudimentali, con granate fatte in casa. Ora sembra essere tutto più organizzato. Nel 1998 fu fatta esplodere l’ambasciata americana, ma in quel caso l’obiettivo erano gli statunitensi, non i kenioti. Non era mai successo nulla del genere contro i kenioti”.

Irruzione nella festa dei bambini


“Mezz’ora prima dell’ingresso del commando ero lì per ritirare dei soldi e per far shopping. Era in corso una festa per i bambini e i terroristi hanno sparato indiscriminatamente su donne incinte e bambini. La festa si stava svolgendo sul terrazzo e loro sono entrati proprio dal terrazzo, oltre che dall’entrata principale. E da lì hanno iniziato a sparare all’impazzata. Il posto è molto frequentato dagli stranieri, ci sono le banche. Io stessa ho molti amici che sono ancora là dentro”.

La prova del Corano


“Quando hanno fatto irruzione, i terroristi hanno detto che non avrebbero fatto del male ai musulmani. Poi hanno chiesto ai musulmani di alzarsi e a chi si è messo in piedi hanno chiesto di recitare il Corano. Tutti coloro che non conoscevano il Corano sono stati uccisi”.

La fuga dei terroristi


“Molti terroristi hanno abbandonato i mitra, si sono cambiati con i vestiti sottratti in qualche negozio e sono usciti dall’edificio insieme alle altre persone. Alcuni di loro sono stati smascherati dalle riprese televisive. Si dice che all’inizio fossero circa 30, ma non si sa quanti siano ancora all’interno dell’edificio”.

Le guardie


“I proprietari del centro commerciale sono israeliani e, infatti, c’è sempre stata una forte sorveglianza, circa 50 guardie, pagate 100 euro al mese. Molti di loro sono stati le prime vittime di questa strage”.

Il dovere di informare


“Questa storia va raccontata anche in Italia, perché è un fatto gravissimo. Spero che la polizia riesca a catturare alcuni dei responsabili e a chiedere loro spiegazione di quest’azione. Ma bisogna porsi delle domande su quanto sia giusto interferire nelle questioni interne. É giusto mandare delle truppe se le conseguenze sono queste? Intervenendo le cose cambiano davvero o, alla lunga, la situazione peggiora e le persone vengono lasciate sole a se stesse?”.

Via | Alessandra Argenti Filmmaker and Owner of Cultural Video Foundation

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