Femminicidio e pubblicità: Boldrini, #boicottabarilla e la guerra di genere sulla pastasciutta

Intanto i centri anti violenza, 'dimenticati' dal dl varato qualche settimana fa, lottano per la mancanza di fondi, e rischiano la chiusura













E' esploso da qualche ora il 'caso Barilla': durante un'intervista a La Zanzara su Radio24 Guido Barilla, presidente della multinazionale, ha dichiarato

"Sono per la famiglia tradizionale, non realizzerò mai uno spot con i gay. Noi abbiamo una cultura vagamente differente. Per noi il concetto di famiglia è sacrale, rimane uno dei valori fondamentali dell'azienda. La salute, il concetto di famiglia. Non faremo uno spot gay perché la nostra è una famiglia tradizionale"

Al signor Barilla piace la famiglia tradizionale. Non me ne vogliate, ma ok, prendiamo atto. In rete è scoppiato il virus #boicottabarilla, e ci teniamo a sottolineare, in RETE, perchè presumibilmente gran parte di questa lotta si esaurirà nel giro di un mi piace o di un retweet. Siamo un popolo che a Times Square si fa venire le crisi d'astinenza da amatriciana, figurarsi se si rinuncia per sempre ad un piatto di pasta, anche se di un'altra marca.

Viviamo da anni immersi nella pubblicità, in molti casi siamo figli della pubblicità, se siamo nati e cresciuti dagli anni Sessanta in poi. Siamo prole alimentata da marchi, o come si dice in gergo, da brand. Il marchio, o brand, è l' unico elemento che per anni ha conferito il bollino di (presunta) comprovata qualità. E non solo, è diventato anche sinonimo di quello che è 'giusto', di 'modello di comportamento corretto', 'secondo gli standard', o 'alla moda'.

Se c'è qualcosa che si può e si deve contestare al signor Barilla è l'immagine della famiglia tradizionale che il suo brand ha propagandato per anni. Una famiglia immaginaria, surreale e stucchevole. Così come si dovrebbe contestare al marchio che produce carne in gelatina di propagandare un'immagine di felicità legata alla 'mamma' che serve...appunto...la carne in gelatina. Oppure al marchio che produce prodotti per la pulizia della casa di foraggiare l'idea che la donna media sia una maniaca compulsiva dell'ordine, quando magari farebbe volentieri qualche pensierino indecente sul muscolosissimo Signor Sgorgalavandini o Puliscifornelli raffigurato sui flaconi (ah no, è uno stereotipo anche questo). Non parliamo dei prodotti destinati ad un pubblico femminile: dallo yogurt ai medicinali (solo le donne hanno problemi di salute, veri o inventati dal marketing), dai prodotti di bellezza agli elettrodomestici.

Al centro insomma, in televisione o in pubblicità, c'è sempre la donna. La MASSAIA, tanto cara al Re dei Quiz.

La massaia che se non stira le camicie perde il marito. Questo è il modello.

La pubblicità e i programmi in tv - insieme alle famiglie stesse - hanno una grandissima responsabilità, lo si dice da anni. Ma, lo dice la Presidente della Camera Laura Boldrini, e sotto accusa finisce la cura della famiglia - perchè Boldrini 'ha la colf, cosa ne vuol sapere lei', si legge in giro -.

Nessuno dice che le donne debbano smettere di cucinare, di occuparsi della famiglia o dei figli, ma si chiede che tale panorama non debba essere l'unico modello possibile. E accettato, per essere 'giuste', in base a criteri che dovrebbero renderti più o meno donna, più o meno moglie, o più o meno madre, nel momento in cui decidi di mettere al mondo dei figli. Se poi sei lesbica, si apre un altro capitolo farcito di intolleranza e discriminazione, in quanto donna, e in quanto gay.

C'è un esito aberrante, una mutazione genetica imprevista di questo traballante modello di plastica, che tutti continuano a non voler vedere.

Nelle famiglie, TRADIZIONALI, continuano le violenze.

Vi facciamo un pratico esempio: su Crimeblog ci occupiamo di nera. Ecco le donne, uccise o che hanno subìto violenze, negli ultimi 10 giorni.

Piacenza, uccide la compagna e tenta il suicidio - 26 settembre
Lavinio: spinge la moglie dal balcone, ricercato un 35enne - 25 settembre
Roma: sperona l'auto dell'ex moglie, arrestato - 24 settembre
Taranto: morta la 20enne ferita dal compagno a colpi di pistola - 23 settembre
Cagliari, uccide l'ex fidanzata Marta Deligia: arrestato Giuseppe Pintus - 23 settembre
Brancaleone, Tatiana Kuropatyk violentata e uccisa: 21enne confessa il delitto - 20 settembre
Rivabella di Rimini, 33enne romena uccisa con un coltello nel cuore - 19 settembre
Udine, 28enne uccisa a coltellate mentre fa jogging - 17 settembre
Reggio Emilia: prende 50 euro per comprare i vestiti ai figlioletti, il marito la picchia - 17 settembre
Verona, accoltella la moglie e si uccide lanciandosi dal cavalcavia - 17 settembre
Macerata, Maria Pia Vigoni uccisa in strada dall'ex marito - 17 settembre

Ci fermiamo qui: su 11 casi, presi dalla cronaca degli ultimi 10 giorni, 9 sono stati commessi da ex compagni o mariti.

E questa non sarebbe un'emergenza sociale? Quanti non finiscono sulle pagine dei quotidiani?

Ma la critica che andrebbe fatta a Laura Boldrini è un'altra, anzi l'abbiamo già fatta tempo fa: perchè nel decreto sul femminicidio non si parla dei centri anti violenza?

Qualche numero lo troviamo in un interessante articolo di Giacomo Russo Spena su L'Espresso: i centri anti violenza (o CAV), ovvero quei luoghi in cui viene offerto supporto legale e psicologico, se non asilo, alle donne maltrattate e ai loro figli, annaspano per mancanza di fondi. Sono 14mila le donne che si rivolgono, ogni anno, ai 63 centri anti violenza aderenti a D.i.Re.-Donne in rete contro la violenza. Nel 2013 il numero è in aumento, e secondo un calcolo dell'Unione europea, ogni Paese dovrebbe avere un luogo per accogliere le vittime di violenza di genere ogni 10mila abitanti.

In Italia ce ne sono 500. Ne servirebbero circa 6mila.

E poi, per favore, impediamo, come sta accadendo in questo periodo, che marchi, BRAND, si impossessino della violenza contro le donne per farne una nuova frontiera del marketing. Puzza un po' di opportunismo, piuttosto che di reale utilità.

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