Crisi di governo, il punto

Aggiornamenti sulla crisi del governo Letta


Sono giorni cruciali per la vita del governo Letta, la cui sopravvivenza è legata al voto di fiducia che con tutta probabilità si terrà in Parlamento mercoledì prossimo. Dopo di quello sarà chiaro se l'esecutivo potrà continuare, con quale maggioranza e con quali prospettive di vita. Facciamo dunque il punto sulla crisi di governo iniziata sabato.

Sabato Silvio Berlusconi ha ufficialmente aperto la crisi imponendo ai cinque ministri Pdl (Angelino Alfano, Maurizio Lupi, Gaetano Quagliariello, Nunzia De Girolamo e Beatrice Lorenzin) di dare le dimissioni. La crisi ovviamente era in incubazione già da giorni, e su più fronti: da un lato il sempre più probabile voto a favore della decadenza di Silvio Berlusconi da senatore, dopo la condanna definitiva al processo Mediaset, dall'altro le difficoltà del governo a trovare la copertura per rinviare l'aumento dell'Iva. Venerdì infatti il Consiglio dei ministri si era concluso con uno scontro che aveva fatto saltare la proposta di manovra correttiva.

Questo ha dato, sabato, a Berlusconi la scusa per giustificare il ritiro dei ministri con la volontà di non partecipare più a "un governo delle tasse", nonostante tutti i provvedimenti varati finora fossero stati approvati dall'intera maggioranza che sosteneva l'esecutivo. Sabato Enrico Letta ha duramente replicato a Berlusconi e fatto capire di avere l'intenzione di dimettersi.

La giornata di domenica 29 ha visto però dei cambiamenti: prima di tutto, diversi esponenti del Pdl - e su tutti i ministri dimissionari – si sono lasciati andare a dichiarazioni critiche nei confronti della scelta del Cavaliere, avvenuta senza consultazioni all'interno del partito. Quagliariello, Lupi e Lorenzin hanno dichiarato che non entreranno nella nuova Forza Italia, mentre Alfano si è dichiarato "diversamente berlusconiano", qualsiasi cosa voglia dire.

Enrico Letta è poi salito al Quirinale, dove a quanto pare Giorgio Napolitano lo ha convinto a congelare le dimissioni e ad andare in Parlamento a chiedere la fiducia. La speranza del Capo dello Stato è che l'esecutivo possa ottenere i voti di una parte dei moderati Pdl che non condividono la scelta di Berlusconi (basterebbero una trentina di "dissidenti" al Senato), e che quindi possa andare avanti con un semplice rimpasto – o magari reintegrando i ministri dimissionari se decidessero di rompere con Forza Italia. Napolitano ha detto chiaramente che le elezioni anticipate sono l'ultima risorsa. Questo ha anche aperto possibili scenari di governi di transizione qualora Letta non ottenga la fiducia: si è parlato di Fabrizio Saccomanni a capo di un esecutivo tecnico per approvare la legge di stabilità e forse la riforma elettorale, ma il problema sono sempre i numeri al Senato.

Dal canto suo, Berlusconi ieri ha ribadito la sua posizione ma ha fatto un piccolo passo indietro dando la disponibilità a votare per la legge di stabilità e per la cancellazione dell'aumento dell'Iva. Stamattina, infine, la Borsa italiana ha aperto in flessione e lo spread è salito a 288 punti, a conferma delle preoccupazioni dei mercati (e dell'Europa) per la situazione politica italiana.

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