Strage di Piazza Fontana: archiviata l'ultima inchiesta

L'indagine riguardava l'ipotesi di "doppia bomba"



Cala il sipario giudiziario sulla strage di Piazza Fontana: la strage del 12 dicembre 1969 resta senza una verità giudiziaria dopo che oggi è stata archiviata anche l'ultima inchiesta. La nuova inchiesta era stata avviata appena un anno fa e conteneva alcuni spunti nuovi sull'attentato in cui morirono 17 persone, tra cui l'ipotesi della doppia bomba, sollevata dal giornalista Paolo Cucchiarelli. A chiedere l'archiviazione, disposta dal Gip di Milano Fabrizio D'Arcangelo, sono stati gli stessi pm responsabili dell'inchiesta, Maurizio Romanelli e Grazia Pradella, e nonostante il parere contrario degli avvocati di parte civile.

L’avvocato Federico Sinicato, per conto dei familiari delle vittime, si era infatti opposto alla richiesta di archiviazione. Il gip ha dovuto analizzare, in un anno dall'udienza in cui aveva disposto di riservarsi la decisione, 120 faldoni e gli ultimi spunti investigativi. Tra questi, anche la teoria della ‘doppia bomba’, esposta nel libro ‘Il segreto di piazza Fontana’.

L'ipotesi di Cucchiarelli parlava in particolare della possibilità che all'interno della Banca Nazionale del Lavoro, dove avvenne la strage, fosse stato piazzato un ordigno a scopo dimostrativo da far esplodere durante l'orario di chiusura.

La strage di Piazza Fontana ha segnato l'inizio degli anni di piombo in Italia, e nel corso degli anni le inchieste giudiziarie si sono susseguite con le ipotesi più disparate. Prima a finire nel mirino furono gli anarchici, poi invece andarono a processo esponenti dell'estrema destra che avrebbero agito assieme ai servizi segreti deviati nello scenario della "strategia della tensione". Nessuna delle inchieste è però giunta a conclusione, dopo che nel 2005 la Cassazione ha definitivamente assolto gli ultimi imputati, appartenenti al movimento neofascista Ordine Nuovo.

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