4 novembre 1966: 47 anni fa l'alluvione di Firenze

Oltre 30 vittime e danni inestimabili al patrimonio culturale

Era un venerdì, il 4 novembre 1966, quando Firenze si svegliò sotto il nubifragio e con l'Arno sul punto di superare gli argini. Tempo poche ore, e tutta la città, come i comuni della provincia attraversati dal fiume e sai suoi affluenti, saranno sommersi da acqua e fango. Già nei giorni precedenti c'erano state intense precipitazioni, e il livello dell'Arno era arrivato ai livelli di guardia, ma non era scattato l'allarme perché le piene autunnali facevano parte della tradizione e non avevano mai causato danni. Nessuno poteva aspettarsi quello che sarebbe successo di lì a poco.

Nella notte tra il 3 e il 4 novembre, i comuni del Casentino e del Valdarno cominciano a subire le prime tracimazioni, vengono interrotte le linee ferroviarie e l'Autostrada del Sole. A Firenze, il torrente Mugnone straripa nei pressi del Parco delle Cascine, causando la morte di una settantina di cavalli di razza tra quelli custoditi nel complesso. La potenza inattesa delle piogge coglie tutti impreparati, e quando le autorità cominciano a cercare di porre rimedio è ormai troppo tardi.

Poco prima dell'alba l'Arno straripa nei pressi del centro, travolgendo la Biblioteca Nazionale Centrale e il quartiere Santa Croce, poco dopo è la volta di Piazza Duomo e di Piazza della Signoria, mentre si comincia a cercare di mettere in salvo le opere d'arte e i beni preziosi, come i gioielli delle botteghe orafe su Ponte Vecchio. Nel corso della giornata, l'acqua raggiunge i sei metri d'altezza, e solo verso sera l'Arno comincia a defluire lasciandosi alle spalle uno scenario di devastazione e rovine.

È tempo di bilanci. Inizialmente le autorità rifiutano di diramare un bollettino del numero delle vittime, alimentando così le leggende metropolitane che parlano di centinaia di morti. Solo nel 1996 l'Associazione Firenze Promuove è arrivata a stimare in 34 il numero delle vittime, 17 a Firenze e 17 nella provincia. Inestimabili invece i danni al patrimonio artistico: alla Biblioteca Centrale le acque hanno distrutto manoscritti antichi ed esemplari rari di opere a stampa, il Crocifisso di Cimabue a Santa Croce è pressoché irrecuperabile, nonostante un tentativo di restauro, ma è nei magazzini degli Uffizi che si concentrano i danni maggiori.Ed è qui che arrivano in soccorso da tutta Italia gli Angeli del Fango, ragazzi (ma non solo) che si precipitano spontaneamente a Firenze per dare una mano a recuperare il salvabile dai sotterranei dei musei prima che sia troppo tardi.

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