Sigarette elettroniche: stop al divieto di fumo nei luoghi pubblici

La riabilitazione della e-cig continua, giusto in tempo per Natale.

La riabilitazione delle sigarette elettroniche continua, nella speranza che la moria di esercizi commerciali si arresti e che magari il Natale porti una boccata di ossigeno ai tantissimi (troppi?) che hanno aperto il loro negozio dedicato alle e-cig. Dopo i servizi che hanno smontato le varie tesi sulla nocività dei liquidi delle sigarette elettroniche (se comprate nei luoghi giusti, e non a caso su internet), dopo la conferma che questo è il modo migliore per smettere di fumare, sparisce anche il divieto di sigaretta elettronica nei luoghi pubblici.

Con il decreto istruzione, che nei giorni scorsi è diventato legge, è stata stralciata l'ultima parte del comma 10-bis dell'articolo 51 della legge Sirchia (introdotto appunto con il dl Iva-Lavoro), con la quale erano state applicate alle sigarette elettroniche le norme "in materia di tutela della salute dei non fumatori" previste per i tabacchi.

Frase cancellata, e permesso di fumo elettronico in ogni dove. Anche perché si trattava di un divieto con poco senso, visto che quello che fuoriesce dalle sigarette elettroniche è vapore acqueo. E quindi si può fumare in uffici, ristoranti, cinema, mezzi pubblici e bar. Rimane però il divieto nelle scuole, per una questione anche di immagine. Galan, presidente della Commissione Cultura della Camera, parla esplicitamente di una misura presa anche per andare incontro ai commercianti: "Ho recepito l'appello proveniente da una nuova filiera produttiva, per altro in forte espansione, massacrata da tassazione e da pesanti divieti di utilizzo e pubblicità a causa di un intervento normativo improvviso e forse poco approfondito".

Non l'ha presa bene Giacomo Mangiaracina, Presidente dell'Agenzia Nazionale per la Prevenzione: "Si obbliga la gente a respirare nicotina che anche se è 20 volte inferiore a quella della sigaretta tradizionale, contiene comunque quantità di PM10 e PM2,5, come abbiamo potuto accertare anche con i nostri studi, condotti insieme con Federasma e l'associazione Pazienti BPCO".

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