Processo Politkovskaja, la giuria popolare dà forfait: tutto da rifare

A sette anni dall’omicidio, la giornalista fa ancora paura. I continui forfait della giuria popolare non consentono la prosecuzione del processo

Sono passati sette anni da quando la giornalista Anna Politkovskaja fu uccisa nell’ascensore di casa. Un caso quello dell’omicidio Politkovskaja che fece molto discutere chiamando in causa il Cremlino, visto che la donna si era impegnata a più riprese contro la politica dell’allora presidente russo Vladimir Putin, specialmente riguardo alla questione cecena.

Ora, nonostante siano passati parecchi anni, la figura della Politkovskaja fa ancora paura. Il presidente russo è ancora Putin e i giornalisti continuano a non passarsela bene in Russia e nei Paesi dell’ex Unione Sovietica (ne sa qualcosa la giornalista azera Khadija Ismayilova).

Il procedimento aperto lo scorso 24 luglio avrebbe dovuto proseguire in questi giorni ma il forfait di tre giudici popolari per motivi di lavoro o di salute, ha portato la giuria sotto quota 12 impedendo il regolare svolgimento dei lavori. Non è escluso che all’origine delle rinunce vi siano state delle pressioni visto che la giuria era stata nominata al terzo tentativo, dopo altri forfait.

Dunque ci sarà un altro stop di due mesi, almeno fino al 14 gennaio, data nella quale verrà nominata la prossima giuria popolare.

Gli imputati nel processo sono cinque: quattro ceceni (tre fratelli e uno zio) e un ex dirigente della polizia moscovita: nel primo processo i due fratelli Ibragim e Dzhabrail Makhmudov e l’ex ufficiale Sergei Khadikurbanov erano stati assolti per insufficienza di prove, mentre lo zio, Lom-Ali Gaitukayev, e il terzo fratello Rustam erano stati sentiti solamente come testimoni.

Nel 2010 la Corte Suprema aveva annullato la sentenza per gravi vizi procedurali. Qualche mese dopo il processo bis era stato bloccato per un ricorso della famiglia Politkovskaja e nel nuovoi prcedimento veniva fatto rientrare il mandante dell’omicidio e presunto killer, Rustam Makhmudov. In un altro processo, un ex poliziotto che aveva collaborato all’inchiesta è stato condannato a 11 anni di carcere duro per avere pedinato la vittima, collaborando all’organizzazione dell’omicidio fino a fornire l’arma all’esecutore materiale.

Foto © Getty Images

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