Maltempo in Sardegna: la diga di Torpè pronta ad esplodere?

A Torpè, in provincia di Nuoro, è stata una tragedia annunciata. Ecco le pesanti accuse che arrivano dal sindacalista Giovanni Marongiu e dal sindaco di Posada.

La diga di Torpè, piccolo comune in provincia di Nuoro, una delle aree più colpite dall’alluvione che ha portato alla morte di 16 persone, sarebbe a un passo dall’esplodere. La denuncia arriva dal sindacalista della Cgil Giovanni Marongiu intervistato dal Fatto Quotidiano:

La diga con i suoi 25 milioni cubi di acqua, pronta a gonfiarsi e ad esplodere. Serve a poco, ma lo avevo detto, lo avevo urlato ai quattro venti e nessuno mi ha ascoltato. A ottobre ero alla prefettura di Nuoro per l’ennesimo tentativo di evitare i licenziamenti degli operai che lavorano all’ampliamento della diga. La Maltauro, l’impresa che ha vinto l’appalto, ha rescisso il contratto perché non è riuscita ad accordarsi con il Consorzio di Bonifica della Sardegna centrale che gestisce l’invaso, quindi ha chiuso i battenti ed è andata via. Mi mangiavo le mani, il cantiere non poteva essere lasciato così, incompleto. Non c’erano i collaudi e una soluzione doveva essere trovata subito, anche per motivi di sicurezza e per tutelare la popolazione da eventi catastrofici.

La diga è stata costruita negli anni ’60 e i lavori di ampliamento, come conferma Marongiu, non sono stati portati a termine. La denuncia è chiara: se i lavori fossero stati terminati, “non avremmo pianto le vittime e contato i danni”.

In cosa consistevano quei lavori? E’ sempre il Fatto Quotidiano a dircelo:

Venticinque milioni di metri cubi di acqua che dovrebbero arrivare a 35 milioni con i nuovi lavori. In pratica si tratta di alzare il livello dell’invaso di quattro metri per accogliere più acqua.

Il pericolo, ora, sembra rientrato. E’ quello che afferma l’ingegnere Ezio Trentin, a nome della ditta Maltauro:

La diga è sicura, lo può scrivere. Non c’è nessun pericolo, quello che è successo è indipendente dai lavori del cantiere, l’opera l’abbiamo messa in sicurezza con le paratoie.

Gli eventi, però, sembrano smentire questo particolare dato per certo. A Torpè sono già state evacuate 500 persone, mentre le operazioni di monitoraggio e verifica della diga sono ancora in corso. L’accusa lanciata da Roberto Torres, sindaco di Posada, uno dei comuni a valle della diga, è pesante:

Se avessero concluso i lavori, l’onda di piena si sarebbe certamente attenuata. Certo, l’evento è stato straordinario, tanta pioggia non si era mai vista, ma quella diga non completata è per noi un incubo.

Per il momento, continua Torres, non si può far altro che proseguire con la conta dei danni:

Superiore ai dodici milioni di euro, sono saltati argini, una intera strada è stata spazzata via, fango e acqua hanno cancellato il sistema dunale che avevamo ripristinato da poco, e poi le case, i sistemi fognari. Dai prossimi giorni inizia la parte più difficile, la ricostruzione. Sarà dura con i tempi che corrono, speriamo solo di non essere dimenticati in fretta e lasciati soli con i nostri drammi.

L’allerta maltempo in tutta l’isola, intanto, prosegue.

Foto | Twitter

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO