Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne: il 25 novembre (e anche gli altri giorni dell'anno)

Questa piaga, quella della violenza contro le donne, la conosciamo bene. Tutti. Quindi ora: cosa si può fare?

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Hanno dovuto istituirla a livello internazionale, la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. L'Onu ha dovuto segnalare, e ricordare, al mondo, che esiste la violenza contro le donne. Terribile. Si sa.

C'è la violenza fisica, con i lividi, o psicologica, senza (es: "Sei una cretina!", "Dovresti imparare da mia madre!").

Oggi abbiamo visto pugni battuti contro il petto, cori di 'mea culpa' grossi quanto una casa - la casa, il luogo in cui si verifica la maggioranza delle violenze -, e un 'basta' urlato con tutto il fiato che abbiamo in corpo, da ogni Paese. A volte accompagnato da brand e testimonial più o meno noti.

Intendiamoci: non che non serva tutta questa attenzione. Ma ora, che abbiamo preso coscienza del problema, che tutti, e che forse pure i più disgraziati conoscono, che si fa, visto che è una questione che riguarda tutti? Sì, tutti, donne ma anche uomini.

Abbiamo qualche suggerimento, se ci è concesso.

Gender Gap

L'Italia, nel 2012, era all'80mo posto nella classifica del Gender Gap, classifica stilata dal World Economic Forum, su un totale di 135 Paesi. Ai primi posti ci sono i Paesi del Nord Europa (Islanda, Finlandia, Norvegia e Svezia), seguiti dall’Irlanda. Per compilare questa classifica viene valutata l'abilità dei Paesi nel ridurre la differenza di genere in quattro ambiti: salute, educazione, partecipazione politica e uguaglianza economica. Forse lavorare un po' di più su questo aspetto, in un Paese come l'Italia in cui una donna a prescindere parte svantaggiata - soprattutto sul lavoro - non farebbe male. Considerando anche le problematiche di tipo economico che tengono agganciate molte donne ai loro inferni domestici.

Sostegno alle vittime

Dati del 2011: nel report del network WAVE (Woman Against Violence Europe) relativo al nostro Paese si lamentava la carenza di strutture per accogliere le donne vittime di violenza. Secondo un calcolo dell'Unione Europea, ogni Paese dovrebbe avere un luogo di accoglienza ogni 10mila abitanti. In Italia ce ne sono 500, ne servirebbero circa 6mila. Il Governo, nella nuova legge in merito da poco approvata - più avanti trovate un piccolo focus - finanziamenti ne ha previsti. Si vedrà cosa succederà all'atto pratico nel futuro.

I media e il pensiero comune

Il già citato rapporto WAVE nel 2011 segnalava

l'alta prevalenza di violenza contro le donne e le ragazze, e la persistenza di atteggiamenti socio-culturali che condonano la violenza domestica

Atteggiamenti che condonano la violenza domestica. La situazione non sembra molto cambiata nei secoli dei secoli, e ne parlavamo quasi un anno fa:

Quanti pensano che le donne dovrebbero provare a salvare i rapporti, e i matrimoni, piuttosto che separarsi?
Quante sono le donne che, subendo violenza, pensano che in fondo è colpa loro, perchè non sono abbastanza ‘perfette’ per i loro uomini?
Quante sono quelle donne che dopo aver subito uno stupro devono poi affrontare il supplizio degli sguardi allusivi e accusatori della gente?

"Attenzione all’uso che si fa dei social network"

, ha detto il procuratore aggiunto di Trani, Francesco Giannella, in merito a questa vicenda qui. Ma qual è il grado di responsabilità di Facebook, e quale quello PERSONALE degli autori dello stupro di gruppo ai danni di una ragazzina di 14 anni?

I media dal canto loro spesso non aiutano. Se nella vita 'reale' tocca a noi il piccolo compito di cancellare nelle frasi pronunciate e scritte qualsiasi addebito ai danni delle donne che subiscono violenze, quante volte si parla di 'delitto passionale', di 'raptus' o - questa sì che è follia - di 'gelosia'? Qui la gelosia, e l'amore, non c'entrano proprio nulla.

La nuova legge


Approvata lo scorso 11 ottobre, con 143 sì, 3 no e nessun astenuto (al voto non hanno partecipato Lega, Sel e M5S). Il ddl non era soltanto sul 'femminicidio' e sulla violenza contro le donne, e questo ha scatenato non poche polemiche. Ma guardiamo cosa è stato deciso:

- Aggravanti. Sono state previste tre aggravanti: 1. quando la violenza* è commessa ai danni del coniuge (anche divorziato o separato) o del partner (anche non convivente) 2. violenze* commesse ai danni di donne incinte 3. violenze* commesse alla presenza di minori di 18 anni.

*violenze sessuali, stalking, maltrattamenti

- In caso di flagranza di reato: arresto obbligatorio e allontanamento urgente dalla casa familiare, con il divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa

- In caso di stalking: è possibile l'uso di intercettazioni telefoniche e braccialetto elettronico

- Le donne dovranno essere informate della possibilità di accedere al gratuito patrocinio

- Per le segnalazioni di violenza: non potranno essere anonime, ma saranno tenute nascoste, per evitare ritorsioni, le generalità delle donne che denunciano almeno nella prima fase del procedimento

- Querela: irrevocabile per minacce gravi e reiterate, revocabile negli altri casi

- Le donne straniere vittime di violenza potranno avere un permesso di soggiorno speciale

- Rilevanza penale della relazione tra due persone

- Ammonimento del questore nei confronti di chi commette violenza. L'ammonito deve essere informato sui centri di recupero e servizi sociali disponibili sul territorio

Cosa fare per chiedere aiuto


1522

A livello nazionale è attivo il numero 1522, istituito dal Ministero per le Pari Opportunità. Il numero è attivo 24 ore su 24 per tutti i giorni dell'anno ed è accessibile dall'intero territorio nazionale gratuitamente, sia da rete fissa che mobile, con un'accoglienza disponibile nelle lingue italiano, inglese, francese, spagnolo, russo e arabo. Le operatrici forniscono informazioni e offrono un orientamento verso i servizi socio-sanitari pubblici e privati attivi a livello locale.

Enti locali e associazioni

I comuni di residenza offrono generalmente supporto tramite i servizi sociali. Ci si può inoltre rivolgere ai centri antiviolenza e alle associazioni che si occupano di donne maltrattate (es. Doppia Difesa, Telefono Rosa, Telefono Donna).

E' facile immaginare però che il passo più difficile da compiere sia comunque la denuncia, e ancor prima, la presa di coscienza. Perchè, se subisco violenza, non è colpa mia.

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