Mafia, nuove minacce di Riina al pm Nino Di Matteo

Il superboss ha detto a un "collega" della Sacra Coruna Unita: "Tanto sempre al processo deve venire".

Trapelano nuove indiscrezioni sui colloqui di Totò Riina con un boss della Sacra Corona Unita, suo compagno di merende durante le ore d'aria in carcere.

Già nei giorni scorsi si è parlato delle minacce del capo dei capi al pm Nino Di Matteo che indaga sulla trattativa Stato-mafia, ebbene, dalle intercettazioni ambientali attraverso cui sono state registrate le conversazioni tra i due criminali sono emerse altre frasi di Riina sul magistrato, pronunciate lo scorso 14 novembre:

"Questo Di Matteo non ce lo possiamo dimenticare. Corleone non dimentica"

E alla domanda del boss della Sacra Corona Unita su come avrebbe fatto a eliminarlo se il magistrato fosse stato trasferito in una località segreta, Riina ha risposto:

"Tanto sempre al processo deve venire"

Una frase piuttosto inquietante che conferma, tra l'altro, quanto detto dal ministro dell'Interno Angelino Alfano due giorni fa sul fatto che la mafia ha intenzione di mettere nuovamente in atto strategie stragiste contro i magistrati.

Mafia, nuove minacce di Riina al pm Nino Di Matteo


Mercoledì 4 dicembre 2013

Nuove minacce dal carcere da parte del capo dei capi al pm palermitano Di Matteo

Ieri il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha confermato la possibilità che la mafia torni a compiere attentati di tipo stragista nei confronti dei magistrati impegnati nella lotta contro la criminalità organizzata: in occasione del comitato per l’ordine e la sicurezza il ministro dell'interno è stato anche informato delle nuove minacce avanzate dal boss Totò Riina al pm Nino Di Matteo.

Di recente lo stesso Riina si era reso protagonista di alcune “esternazioni” contro il magistrato che indaga sulla trattativa Stato-mafia, frasi pronunciate durante la socialità in carcere a un mafioso della Sacra Corona Unita: nei giorni scorsi il padrino corleonese ha nuovamente pronunciato delle minacce al pm, registrate dalle cimici piazzate dagli investigatori che intercettano il capomafia, minacce che sarebbero già state trasmesse ai pm di Caltanissetta.

Quanto emerso durante la riunione del Comitato nazionale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica che si è tenuto a Palermo, alla presenza del ministro dell’Interno Angelino Alfano ai capi delle Procure di Palermo e Caltanissetta, Francesco Messineo e Sergio Lari, al capo della polizia Alessandro Pansa e ai comandanti generali dei carabinieri e della Finanza, Leonardo Gallitelli e Saverio Capolupo, è una nuova linea strategica della criminalità organizzata in Sicilia, una linea che non è ancora chiaro dove possa portare gli inquirenti.

Certo è che sottovalutare certi "segnali" sarebbe un errore fatale per lo Stato: Alfano in persona ha dato la piena disponibilità dello Stato a potenziare le misure di sicurezza per il pm e per gli altri magistrati che indagano sulla trattativa, anche tramite l'applicazione di "bomb jammers", un’apparecchiatura che blocca tra l’altro dispositivi come telecomandi a distanza che potrebbero essere usati per attentati.

"Abbiamo lavorato più di tre ore a Palermo con i magistrati ed è venuto fuori che potrebbe esserci la tentazione di una ripresa di una stagione stragista. Noi stiamo dalla parte dei magistrati che combattono la mafia e ogni attentato possibile alla loro vita è un attentato allo Stato. Ma lo Stato è più forte di chi lo vuole abbattere."

ha spiegato ieri Alfano a Ballarò.

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