Prato, false residenze ai cinesi in cambio di tangenti. 11 arresti

Una banda italo-cinese si avvaleva della collaborazione di un impiegato infedele dell'Ufficio anagrafe.

Dall'alba di oggi, giovedì 5 dicembre 2013, a Prato è in corso un'operazione della Guardia di Finanza che, con la collaborazione della polizia municipale, sta procedendo all'arresto dei componenti di una banda criminale italo-cinese che vendeva false residenze ai cinesi che arrivavano in Toscana per lavorare nei capannoni-abitazioni come quello che si è incendiato domenica mattina.

Oltre cinquecento finanzieri hanno già proceduto all'arresto di undici soggetti, ma l'operazione è ancora in corso. Tra le persone fermate c'è anche un dipendente infedele dell'Ufficio anagrafe del Comune di Prato che riceveva dalla banda delle tangenti per procedere al rilascio di falsi certificati di residenza che venivano poi venduti ai cinesi.
Le accuse a carico degli arrestati sono di corruzione, associazione a delinquere, falso e, nel caso del dipendente del Comune infedele, anche falso ideologico.

In base alle prime informazioni, risulta che almeno 300 cinesi hanno versato dai 600 ai 1500 euro a testa per avere un falso certificato di residenza e in totale, in otto mesi, l'organizzazione criminale è riuscita a guadagnare una somma tra i 180mila e i 450mila euro.

Il comandante provinciale della Guardia di Finanza di Prato Gino Reolon, questa mattina è intervenuto telefonicamente all'edizione delle 7:30 di SkyTg24 e ha spiegato che questa operazione delle Fiamme Gialle è anche una risposta "decisa e forte delle Istituzioni alla tragedia dei giorni scorsi" e il riferimento è ovviamente alla fabbrica andata a fuoco, sempre a Prato, domenica mattina, 1 dicembre, in cui sono morti cinesi clandestini che venivano sfruttati, vicenda per la quale sono in corso indagini con ipotesi di reato quali disastro colposo, omicidio colposo plurimo, omissione dolosa di tutela e sfruttamento di manodopera clandestina.

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