Adozioni internazionali: 25 coppie di italiani bloccate in Congo dalla burocrazia

Neanche l'intervento del ministro Kyenge ha sbloccato la situazione: le autorità africane hanno paura che i bambini, una volta in Italia, vengano riadottati.

Mediazione fallita in Congo

Venticinque coppie di italiani sono bloccate a Kinshasa, capitale del Congo. Erano andate in Africa per adottare 32 bambini e ora non riescono a tornare in Italia a causa di lungaggini burocratiche. Neanche la mediazione del ministro per l'Integrazione, Cecile Kyenge, al momento ha avuto successo. Le autorità locali hanno paura che i piccoli, una volta nel nostro Paese, possano essere riadottati. Come avviene negli Stati Uniti, ma come è impossibile avvenga in Italia.

Una delle donne italiane, tuttora a Kinshasa, racconta al Giorno: "Le famiglie sono sparse per la capitale. Alcune in piccoli residence, altre in albergo. Addirittura c'è chi è all'orfanotrofio. Le condizioni quindi variano. Noi per esempio, pagando salato, possiamo avere il necessario: dai medicinali alla pasta. Spesso però manca la luce o l'acqua corrente".

A settembre le autorità congolesi avevano bloccato le adozioni per appurare che fine avrebbero fatto i bimbi. Poi il viaggio del ministro italiano - che è di origini congolesi - aveva sbloccato la situazione. Chi era fermo in Africa, aveva così potuto fare ritorno in Italia. Chi, però, aveva già realizzato l'adozione era andato in Congo e da lì non è riuscito a ripartire. Il 25 settembre 2013, infatti, la Direzione nazionale delle migrazioni di Kinshasa ha deciso di bloccare per un anno le adozioni.

Cecile Kyenge accusa le autorità del Congo: "L'ufficio della ministra si mantiene in contatto stretto con la Farnesina per esplorare ogni possibile azione che possa spingere il governo di Kinshasa a dare seguito alle assicurazioni fornite, ponendo così fine alla estenuante attesa delle famiglie e dando finalmente soddisfazione al loro desiderio di poter dare il calore di una famiglia a bambini che non hanno avuto la fortuna di averne una propria".

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